Carl Nilssons Linnaeus, un omaggio al medico, botanico e naturalista svedese, padre della moderna classificazione scientifica binominale (Agapornis pullaria) degli esserei viventi.

lineusAgapornis pullaria (Linnaeus , 1758 )

L’inseparabile a faccia rossa

 

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Sebbene questo pappagallo sia stato censito da oltre duecento anni, in cattività ha avuto solo pochissimi e sporadici casi di riproduzione, anche sino ai giorni nostri.Di ciò esamineremo più avanti le problematiche e le recenti soluzioni, certo è soggetto allevabile da esperti del settore e non chi è alle prime armi.

Di questo Inseparabile sono riconosciute due variabilità:

Agapornis pullaria pullaria(Linnaeus), Dalla Guinea e Sierra Leone in Africa occidentale sino al sud –ovest del Sudan, a sud della DRC e Angola , lago Albert  sino ai confini dell’Uganda. Anche nell’isola di Sao Tomè e precedentemente a Prìncipe nel golfo di Guinea.

Agapornis pullaria ugandae (Neumann) , Nel sud-ovest dell’ Etiopia,Uganda, a est della DRC ,Ruwanda, Kenya occidentale e dal sud est del Sudan ,  al sud della regione del Kigoma(Tanzania).; dal fiume Omo al lago vittoria e al lago Edward(Chapin 1939); la differenza con la forma nominale è data dal colore del codrione che è blu chiaro. Questo pappagallo tipico della savana, lo si può incontrare in  gruppo da 15/20 e più individui sulle alte erbe di cui si ciba , e nelle foreste di Acacia ,tra i 900 e 1500 m.s.l. Riferisce il Bannerman  nel “The birdsof WestTropical Africa”, vol 2° che si ciba abbondantemente dei semi del Sorghum halapense, pianta erbacea della famglia,Poaceae,originaria   del mediterraneo, specie infestante ed invasiva e semi

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Sopra una spiga di Marula, mentre si ciba.

della Selerocarya( birroca)birrea,detta anche Marula, albero di medie dimensioni, appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae e originaria dell’Africa meridionale. Produce frutti simili alle prugne, di colore verde quando acerbe e gialle quando mature. I semi sono ricchi di proteine vegetali e grassi. Più raramente lungo i margini delle radure, ricerca fichi selvatici , gemme e guava(Psidium guajava), ricca di vitamina C,e per quanto originaria del sud America ,ha raggiunto anche l’Africa e le colonie Asiatiche,  quando i viaggiatori per mare del tempo, al fine di scongiurare lo scorbuto usavano portarlo seco;  inoltre ricerca insetti e qualche larva (Chapin 1939).I casi di riproduzione sul finire degli anni ’80, positivamente conclusi furono appena 5 ed i meriti di tali acquisizioni  vanno all’inglese A.Prestwich(1956) nel mese di Dicembre,ai sud africani D.Hey 1959,Davud Dale 1959, e J.V.Rouillard 1965,ed infine al danese A.Nielsen 1963.Certo oggi vi sono sempre pochissimi che si sono cimentati nell’allevamento in cattività, e ben due soli  italiani hanno concluso e stabilizzato soggetti giovani.E’ indubbiamente un pappagallo difficile da acclimatare , non consigliabile ad giovani e non navigati allevatori, tanto che recentemente sono stati introdotti nella comunità europea molti individui, ma per quello che mi risulta che  ne siano sopravvissuti neanche una minima parte !

L’acclimatamento dell’A. pullaria è piuttosto laborioso, i soggetti di fresca importazione risentono molto il cambiamento di clima e si impressionano facilmente. Fuor di dubbio che l’alimentazione giuoca un ruolo importante sulla sopravvivenza , e soggetti apparentemente sani e grassi , dopo poco lasciano senza alcuna spiegazione la vita.(vedi cibi in natura precedente capoverso ! Certo la convivenza di più coppie nella medesima voliera è fattore determinante, allorquando si disponga di più nidi ,che spiegherò più avanti come devono essere confezionati, ma al momento darei più informazioni sulla alimentazione.

Poca canapa e avena, spighe di miglio e panico, verdure e mele, ma a questo punto vado a vergare uno schema di dieta collaudata per i piccoli pappagalli, suggeritami da un bravo e cosciente allevatore:

Semi della salute, per Spinus e Carduelis;

Spighe di panico;

Verdura a foglia,mela a spicchio;

Necton Q (vit K);

Osso di seppia;

Calcio solubile in acqua.

Il lettore abbia cura di leggere quanto verificato sul campo circa l’alimentazione dal dott.Bannerman, e faccia propria la possibilità di acquisire gli alimenti,facendo caso agli apporti proteici che le piante hanno.

I siti di nidificazione che sono distribuiti in quasi tutta la fascia  centro meridionale africana di pianura, e diversamente dai consimili inseparabili delle altre specie , essi nidificano nei tumuli di termiti, costruiti da questi insetti utilizzando la saliva, legno e sabbia rossa. Sono strutture che raggiungono sino a sei metri da terra. In queste strutture la sola  femmina di A.pullaria, scava rosicchiando un tunnel nel tumulo prima in linea orizzontale  e subito dopo in verticale, dove dopo circa  10/15 cm ricava una camera da cova ove depone le uova, da due a sei, in Aprile,Giugno e Ottobre in Africa orientale mentre lo svezzamento durante le piogge da Maggio ad Ottobre. In queste condizioni dove la temperatura rimane costante all’interno della camera sia quando, in esterno, la notte raffredda e il sole raggiunge temperature elevate. Non esistono contrasti di sopravvivenza tra le termiti già aggressive, e gli stessi pappagalli, che bene si sopportano a vicenda.I giovani nascono in circa 23 giorni, e prendono il volo dopo sei/sette settimane circa.

La sostanziale differenza tra femmina a sx e maschio a dx, è data dalla colorazione chiara o scura del sotto ala, come ben evidenzia la foto di Cyril Laubscher ,2012.

La sostanziale differenza tra femmina a sx e maschio a dx, è data dalla colorazione chiara o scura del sotto ala, come ben evidenzia la foto di Cyril Laubscher ,2012.

Per cercare di avvicinarsi quanto più possibile al nido usato in natura, Mr. Garfiel in Inghilterra, predispose un nido di legno(spessore da 25 /50 mm) pieno e non compensato o laminato, nelle misure usuali degli altri inseparabili ma  a forma cubica,approssimativamente  20 x 20 x20 cm,con foro di ingresso da 55 mm. All’interno sino al riempimento totale, dei fogli di sughero non trattato, tanto che l’ingresso del foro di entrata rimanga totalmente ostruito. Al fine di stimolare l’avvio alla perforazione interna o canalizzazione della camera per nidificare, vengano praticati a fronte ingresso, una serie di buchi nel sughero che compare al foro di ingresso da 55mm, solo un accenno ! La deposizione può iniziare in vari mesi dell’anno ma in natura si innesca con l’inizio delle piogge, pertanto  in Aprile,Giugno e Ottobre nel Est Africa. Nella Repubblica Democratica del Congo si verifica la riproduzione da Maggio ad Ottobre. Nel sud Nigeria sono state trovati piccoli ai primi di Ottobre.(Mike Perrin,2012).

La vocalizzazione si esprime in deboli suoni, con acuti cinguettii si si si si si si, consegnati in corte raffiche sia in volo  sia  che quando sono sugli alberi in pausa; piacevoli trilli , altri meno melodiosi screeteet screw  e brevi fischi tchiri tchri.(M.Perrin 2012).

Non mi immergo nella descrizione particolareggiata di questo pappagallo, ma spero che con alcune buone immagini il lettore possa trovarne una esaustivo chiarimento. Suggerisco la lettura di alcuni buoni libri che possono dare  ulteriori informazioni  per chi volesse approfondire l’argomento:

J.Hayward,Lovebirds and their Colour Mutation, Blandford Press.1979, Londra;

P.Bertagnolio,Pappagalli da gabbia e da voliera,1975,ed.Encia,Udine;

D.Van der Abeele,Agapornis,2009,ed.Alcedo,Brugherio(MI);

M.Perrin,Parrots of Africa . . .,2012,Unversity Press,Joannesburg,isbn 978 1 86814 556 2.

Una rara immagine su francobollo dell’inseparabile faccia rossa, Afghanistan del 1999,20.000 AFS:1 euro= 71.7419 Afghani

Una rara immagine su francobollo dell’inseparabile faccia rossa, Afghanistan del 1999,20.000 AFS:1 euro= 71.7419 Afghani.

Testo di Guglielmo Petrantoni

Foto di Cyril Laubscher




Amazona kawalli

Nome scientifico: Amazona kawalli

(Grantsau & Camargo,1989)

 Nelson Kawall, aviculturista brasiliano,1928.

White faced amazon (GB)

Amazone de Kawall (F)

 Kawalliamazone(D)

Papagaios dos garbes (Brasiliano)

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Caratteristiche varie

Lunghezza: 36cm. Grande, prevalentemente verde amazzone con crema nelle parti nude alla base del becco, speculo rosso e sprazzi giallo verdastri sulla coda. Bordi scuri sulle piume del basso collo, lati del collo, bordi dell’alto petto e nuca gli conferiscono un aspetto squamoso. Il raggio coincide con quello del molto simile amazona farinosa. inoltre l’A. kawalli ne prende ulteriormente le distanze per la sua più forte preferenza per le fitte foreste, e dagli sprazzi di pelle biancastra che bordano la base del becco, sottili bande terminali giallo-verdastre sulla coda leggermente più corta, rosso nelle piume iniziali della base della coda, assenza di rosso nel bordo principale delle ali piegate( al posto vi è del giallo-verdastro), e per le parti nude che oscillano dal grigio chiaro dei sottili anelli del bordo oculare( più larghi e color crema nel farinosa) e per il piumaggio generalmente verde acceso.

Piuttosto simile( e probabilmente derivante da un’altra stirpe) amazona mercenaria è, invece, più piccolo, ha un becco più scuro, foltamente piumato alla base e mostra del rosso nei bordi principali delle ali. Il raggio non è molto ben documentato ma probabilmente coincide con quello dell’amazona amazonica e ochrocephala. Combinazione di zone nude facciali, testa verde, collo e nuca “squamosi”, assenza di rosso nella zona carpale possono aiutare a separarlo dal consimile per qualche dettaglio ma una ulteriore separazione  tra le altre due specie è molto difficile. In cattività la pelle nuda biancastra alla base del becco distingue questi uccelli da tutti i simili.

Voce

I gorgheggi in volo possono essere descritti come”wheeou…wheeou”

Biometria

Ali: 241-262mm; coda: 114-121mm; becco: 32-40mm.

 Distribuzione e stato

Le abbastanza scarse notizie pubblicate giungono tutte dal bacino del Brasile: nella zona più alta della Jurua e Amazzonia; lungo la confluenza del fiume Roosvelt e fiume Aripuana, e la parte sud del Parà. Vi è un esemplare non registrato, male identificato come amazzone dal collo a scaglie, classificato con targhetta  “colombia”. Probabilmente confuso sul campo dalla morfologia simile con qualcuno dei meglio conosciuti parenti; e quasi sicuramente episodi del genere accadono più frequentemente di quanto le poche notizie riportino. La mappa di distribuzione è basata su presunti avvistamenti nelle località conosciute. Nessun dettaglio circa la popolazione numerica e lo stato di conservazione.

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(Area di distribuzione)

Ecologia

Abita la foresta pluviale tropicale mostrando particolare predilezione per le rive dei fiumi e le foreste permanentemente inondate. Il cibo include anche semi di Hevea brasilensis e alberi di H.spruceana, mesocarpi di palma maximiliana maripa, fruttti e semi di eichleria e jooannesia. È riportata la presenza di nidi nelle cavità degli alberi delle fitte foreste.

Descrizione

Parte anteriore della testa, anello carnoso di contorno occhi, guance e piume auricolari verdi, benchè il contorno occhi in alcuni esemplari appare nerastro. Corona, lati del collo, parte terminale dello stesso e nuca verde con sprazzi nerastri ai margini delle piume gli conferiscono un aspetto squamoso, con squame più pronunciate nella nuca e sul mantello. Le piume alte di copertura alare sono verdi con le mediane e basse che mostrano sfumature di un nero sbiadito; si nota qualche piuma verde-giallastra sull’arco principale delle ali. Primarie verdi con sfumature nere e del blu in quelle più esterne ( alcuni esemplari con le primarie esterne giallo accese su di una sola ala); rosso sulle altre secondarie forma un riflesso luminoso. Le parti basse sono verdi con un effetto squamoso conferitogli dai contorni nerastri delle piume ai lati dell’alto petto. Qualche piuma screziata di nero è riscontrabile sul centro del petto ma poco definita; piume caudali tendenti al verde-giallastro. Piume caudali esterne verdi con quelle più esterni viranti al giallo nella parte terminale, laterali variabilmente marcate di rosso granata (talvolta bordate di nero-marroncino definite con del blu)

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Particolare della testa e della zona nuda alla mandibola.

nella metà bassa; le piume più interne della coda sono simili ma più sfumate. Parti nude: becco grigio con la pelle nuda alla base color crema e sprazzi crema nell’alta mandibola; iride arancio-rossastra; zampe grigiastre.

Sesso/Età

I maschi presentano il setto membranoso attorno agli occhi grigio e spesso un becco di maggiori dimensioni. Immaturi non descritti.

Frequenta la foresta pluviale tropicale priva di sottobosco, preferibilmente lungo le rive dei fiumi, e in foreste allagate, dette igapò, esse sono cateterizzate da un sistema ciclico a carattere stagionale. La dieta comprende i semi di Hevea brasiliensise, Hevea spruceana, il mesocarpo dei frutti di palma Maximiliana maripa e i semi di Eichleria e Joannesia.

Nidifica nei tronchi  cavi di alberi della foresta allagata.

Nessuna variabilità geografica di tale soggetto.

Riscoperta dell’amazzone Kawalli di Martuscelli e C.Yamasitha,1977,Rivista brasiliera de Ornitologia.

 Riassunto: L’amazzona Kavalli , (prima descritta come A:farinosa da Stresemann,1924) è uno degli ultimi pappagalli di cui si è venuti a conoscenza nel mondo. E’ stato descritto basandosi su una mezza dozzina di esemplari, raccolti tutti in natura e catturati da località non note. Il loro stato tassonomico in relazione alle specie di amazzoni rimane oscuro, essendo considerato da alcuni autori rappresentare variazioni individuali con l’Amazzone Farinosa presunta specie affine. Dopo la classificazione degli esemplari furono catalogati nel 1992 ed un ulteriore esemplare nel 1914, il pappagallo dalle guance bianche non sono stati ulteriormente trovati in libertà. In questo trattato riportiamo la scoperta della prima popolazione selvatica dei pappagalli dalle guance bianche, trovati

alle sorgenti del rio TAPACOS  e lungo i suoi affluenti in un area forestale circondata da possenti                montagne, nelle parti basse del sud della foresta brasiliana.

La distribuzione del pappagallo guance bianche è positivamente relazionata ai flussi stagionali della foresta e agli habitat di transito, ma ciò non accade nelle adiacenti alture e foreste circondanti le terre basse, queste zone sono occupate dalla A.Farinosa.

Sul campo era facilmente identificato dalla sua voce distintiva,il colore delle parti nude e la morfologia generale.Basandoci su queste caretteristiche concludiamo che l’A.Kawalli è una specie valida distinta dal parente di simole misura A.Farinosa.

La principale caratteristica diagnostica della A:Kawalli è il grigio attorno gli anelli oculari, le chiazze bianche sulle mandibole, le remiganti esterne screziate di rosso alla base, il nerastro delle setole orbitali che arrivano a coprire le narici.

I tratti principali che attentano alla sua  sopravvivenza  , sono la ricerca del cibo,  il commercio dei piccoli, gli scavi minerari di oro e stagno, le infrastrutture idroelettriche, e le prospettive di colonizzazione da parte dei coloni senza terra.

Negli anni passati in letteratura ornitologica è stato erroneamente descritto come “ A.Farinosa,”da certo Ihering (1904), riferendosi al materiale raccoloto nel 1902 da E.Garbe lungo il fiume Juruà, nello stato dell ‘amazzonia, e ha identificato tre pappagalli (conservati presso il museo di zoologia di S.Paolo) come A.Inornata. Più tardi Ihering nel 1907, classificò gli esemplari come Amazzoni Farinose.

Durante la spedizione Roosevelt – Rondon, un esemplare con caratteristiche divergenti, classificato come A.Farinosa, è stato catturato alla foce del rio Castanho ed è conservato presso il Museo nazionale di Rio de Janeiro.

Miranda Riberio 1920-nella sua revisione dei pappagalli brasiliani- descive l’ A.Farinosa della parte nord del Mato grosso , con una inusuale tavola di colori. Disse ” Ne ho anche visto alle foci del rio Castanho con del rosso alla base delle piume della coda.”

Più tardi l’anomala Amazzone farinosa rubricauda è stata descritta da Stresemann-1924-da un esemplare in cattività di origine sconosciuta, inviato dallo zoo di Berlino al museo della stessa città. Nonostante la base rossa della sue piume caudali, Stresemann lo considerò una anomalia.

Pinto-1935-e Camargo-1954-hanno anche riscontrato che due esemplari femmine catturati da Garbe lungo il rio Juruà, presentavano del rosso sulle piume della coda , ma attribuirono questa caratteristica legata all’ individuo e legata all’età.

Come Stresemann e Miranda Ribeiro , Pinto e Camargo, non hanno riscontrato ulteriori

caratteristiche distintive negli esemplari da museo.

Benchè la distintiva colorazione della coda era già stata resa nota parecchie decadi fa, al suo valore diagnostico non fu attribuito il giusto valore, perché altre caratteristiche chiave morfologiche del taxon, come le parti soffici, struttura e colore,non sono state classificate negli esemplari da museo.

Alcuni di questi distintivi delle A.farinose sono anche state raffigurate parecchio tempo prima degli anni ottanta.

Sick -1961-ha fotografato un esemplare di A. farinosa in cattività, al villaggio indiano di Munducurù, sulla riva destra del fiume Cururù, nelle colline della sierra do Cachimbo, Stato del Parà.

Bosch e Wedde-1984-hanno anche raffigurato un uccello in cattività, identificandolo come A.farinosa inornata.

Entrambe le raffigurazioni mostrano chiaramente un amazzone con un ampia macchia di pelle bianca alla base della mandibola del’ uccello e scuri anelli oculari, entrambe caratteristiche non presenti nel tipico Amazzone farinosa. La risposta al problema del’ anomalo amazzone farinosa, viene dalla metà degli anni ottanta, quando Nelson Kawall un esperto avicoltore brasiliano, ha ricevuto poche inusuali esemplari di amazzoni , che si dicevano provenissero dalla parte bassa del fiume Tapajòs. La scoperta di Kawall condusse alla descrizione della amazzone di K .Secondo tale descrizione nove caratteristiche distinguono questa amazzone dalla  Amazzone farinosa. Le principali sono le chiazze bianche della pelle nuda alla della bassa mandibola, esattamente come gli uccelli raffigurati da Sick -1961, Bosch e Wedde-1984-, con la base rossa delle piume della coda. La descrizione originaria era basata sugli esemplari farinosa del fiume Juruà, un esemplare in cattività dalla collezione Grantsau, e due uccelli liberi nella collezione Kawall.

Grantsau e Camargo hanno anche menzionato un altro esemplare a detta di loro proveniente da Santarem,stato di Parà, ma questo non è stato usato come parametro.

Nessuno degli esemplari conosciuti ha una precisa data di localizzazione eccetto per i due esemplari del museo di S.Paolo, e l’uccello del museo parense Emilio Goeldi, che realmente è stato catturato da J.Hidasi il sette novembre 1955 a Itaituba, Parà, e non a Santarem  come riportato da altri.

Grantsau e Camargo hanno aggiornato nel ’90 l’edizione del 1989 con l’aggiunta di una tabella di misure di riferimento della A.Kawalli ed una mappa indicante la sua distribuzione mostrando due località separate da 1700 Km.

La validità della specie non è stata accolta unanimamente. Bosch e Parker 1996-hanno considerato l’amazzone Kawalli come una variazione individuale della stessa farinosa. Teixeiera-1993-è stato il primo a menzionare l’esemplare descritto da Stresemann che era considerato essere una farinosa identica alla Kawalli ed ha concluso che i successivi taxon non erano validi.

Ha notificato che le caratteristiche diagnostiche dell’amazzone  di Kawall si verificavano singolarmente o simultaneamente in alcuni esemplari de farinosa da lui esaminati.

Le chiazze di pelle della mandibola non erano ritenute avere un valore diagnostico, perché scomparivano sugli esemplari preparati e ” pelle”e chiazze dall’aspetto simile potevano essere riscontrate negli esemplari di Farinosa da museo, e perfino in alcuni esemplari di A.amazzonica.

La validità del nome ha generato controversie.

Dopo la descrizione di Grantsau e Camargo-1989, Teixeira in un commento personale del 1993 non ha ritenuto valido il nome Kawalli.

Collar e Pitman-1996-studiando il tipo di A. rubicauda, raffigurato da Streismann, scoprirono che il Kawall doveva prevalere sul Rubicauda.

Vuilleumier -1992-commentando nuove specie di uccelli descritti da 1981 al 90,  considerò che si necessitava di ulteriori informazioni per provare del’A.kavalli.

Dissero” Sentiamo che al presente evidenza di decidere quale sia lo stato di questa forma,la nostra classificazione lo include tra le species inquirende.”

Tuttavia Siblej e Monroe-1993-hanno incluso questa specie nella loro raccolta degli uccelli del mondo, senza fornire nuovi dati. Più recentemente analisi citotassonomiche di specie brasiliane del genere amazzona, condotte da Duarte e Caparros nel 1995, trovarono delle differenze nei cromosomi due e tre.

In questa sede si riporta la scoperta di pappagalli in libertà, che confortano la descrizione del’A.Kawalli, descrivendo habitat, distribuzione, voce, aspetti della loro ecologia e stato della popolazione,valutando inoltre il loro stato tassonomico.

Metodi

Delle 3 spedizioni realizzate in ricerca dell’A.kawalli, le prime 2 furono condotte dalla stazione ecologica Apiacas, a nord dello stato del Mato Grosso, durante un rapido programma di assestamento(RAP) con lo scopo di produrre dati come aiuto ai piani di ricerca della stazione. La spedizione è stata condotta dal 22 luglio al 15 agosto e dal 28 ottobre al 12 di novembre 1995 nelle acque basse del Rio TelesPires e rio Juruena, e alle alti sorgenti del Rio Tapajòs. La terza spedizione ha avuto luogo dal 6 al 20 Maggio 1996, quando esplorammo il Rio Tapajos dalla città di Itaituba fino all punto di incontro del Rio telesPires e Juruena, inclusi una parte dei loro affluenti.

La distribuzione delle specie è stata classificata visitando i luoghi che presentavano habitat favorevoli, come ad esempio le zone dove avevamo precedentemente osservato le specie, e anche le aree limitrofe che presentavano una flora e comunità differenti.

I pappagalli amazona furono osservati durante le camminate lungo linee trasversali tagliando le zone di vegetazione naturale, e abbiano inoltre fatto ispezioni in barca lungo il corso dei fiumi. Le esplorazioni avevano luogo giornalmente dalle prime luci dell’alba(05:30) fino a dopo il tramonto(18:30). Ogni pappagallo osservato o ascoltato durante questo tempo veniva registrato, con relativi dati personali, misure e tipologia dell’habitat(foresta semifitta, foreste di terra ferma, foreste di caccia, Buritizal e Campinarana o foreste a suolo sabbioso); le categorie di habitat seguivano lo schema RADAMBRASIL(1975). Ogni qualvolta un gruppo di amazzoni era osservato sia statico sia in cerca di cibo venivano classificate le misure, il numero di piccoli, tipi di piante ingerite e relative parti commestibili(fiori, semi, foglie, frutta, polpa o buccia) e abitudini generali. Ogni volta che veniva individuato un gruppo di uccelli intenti a mangiare prelevavamo un campione di cibo. Differenti gruppi si ritrovano durante i pasti per poi risepararsi. Ad ogni gruppo fu associato un campione di cibo. Abbiamo considerato validi i campioni di cibo che abbiamo personalmente visto ingerire e abbiamo scartato le prove indirette o da altrui riportate .Durante i tre campi di spedizione la distribuzione e la distribuzione della A. veniva visionata grazie alla ricerche lungo le aree  rivierasche dei fiume ove il fiume Tapajos  i suoi affluenti hanno  maggiore portata. Nelle aree  ove la specie era endemica la popolazione locale fu quantificata durante le soste notturne. Alla fine abbiamo fatto un conto di ogni sito. Durante il censimento la direzione del volo degli uccelli che arrivavano e dipartivano dai siti individuata, era la stessa per tutti gli uccelli, benché non arrivavano  e riportivano tutti nello stesso tempo. La direzione è stata registrata e usata come indice per la localizzazione delle aree generale di movimento per ogni gruppo di individui .Abbiamo usato queste informazioni per definire la distribuzione e per identificare le diverse popolazioni. Inoltre durante il censimento abbiamo anche contato i gruppi familiari(adulti e giovani)per stimare i novelli .I giovani venivano facilmente mentre volavano dai loro genitori, mantenendosi sempre nelle loro vicinanze.

Per stimare la relativa abbondanza della popolazione di A.kawalli, le traversate erano condotte seguendo le tecniche di Ralph e Scott-1981/1983-.

Le distanze  totali delle traversate, misurate in situ o prese da mappe furono  77Km a piedi e 180 Km in barca, durante luglio e agosto 1995;68 Km a piedi e 110 Km in barca in ottobre e novembre dello stesso anno, e 64 Km a piedi e 435 Km  in barca a marzo 1996.In tutto abbiamo camminati per 47 Km ad una velocità media di due Km/h attraverso la foresta semi decidua,38 nella foresta della Terra Ferma,30 negli habitat di transito tre la Terra Ferma sino alla foresta Floodplain, 42 nella foresta Floodplain,23 nella Campinarana, 7 nella Buritizal, 22 nelle aree di disturbo, e 725 lungo i fiumi con una barca.

Le traversate, condotte alla velocità di circa 5/8 Km/h, hanno permesso l’osservazione delle amazzoni in volo sopra la nostra testa o semplicemente posate lungo le rive. Il nastro di registrazione per il richiamo delle amazzoni era del tipo Sony tcn 5000 EV,e un microfono direzionale Sennheiser 80-E,e il sonoro è stato analizzato con la digitale UniscanII dal laboratorio di bioacustica del’ università statale di Campinas UNICAMP.Abbiamo fatto analisi comparative delle chiamate in volo della A.kawalli perché questo tipo di richiamo è stato considerato una caratteristica specifica dei pappagalli della specie.

Le registrazioni delle voci sono state depositate nel ‘archivio sonoro neotropicale ASN presso l’università statale di Campinas, alla libreria dei suoni naturali e al laboratorio ornitologico Cornell.

I dati relativi alla procreazione sono stati ottenuti grazie ad un parziale monitoraggio di due nidi.Altri 5 nidi furono rinvenuti in differenti stadi del ciclo generazionale e per questi  furono registrati l’habitat, specie, genus degli alberi da nido, altezza,numero di uova a nidiata .

Esemplari di A.kawalli n.8 e di A.farinosa n.33.

La morfologia e le caratteristiche dei nidiacei e degli adulti furono osservate su un campione di 22 uccelli di diverse età, presi dai nidi dagli indios Mundurucù e 78 adulti, animali da compagnia degli stessi locali. Abbiamo analizzato i dati di misurazione con un t-test che ha comparatole differenze principali e altre variabili tra l’A. kawalli e farinosa.

Per valutare l’estensione del’habitat della specie abbiamo usato la metodologia descritta da Sobredila e Bath -1992-.Standard per una rapida classificazione ecologica, una metodologia per gli ecosistemi non studiati con una mappa satellitare per definire caraterrizzazioni differenti habitat.

Sono state inoltre impiegate nove ore di volo per perlustrazioni aeree di tutte le zone sopracitate e di interesse.

Testo e adattamento di Guglielmo Petrantoni




Il cardellino pantesco (Carduelis c. parva) e (Carduelis c. tschusii)

Il cardellino pantesco (Carduelis c.  parva) e (Carduelis c. tschusii)

Lineus 1758.

Francese: Chardonet èlegant. Inglese: Golgfinch. Tedesco: Stieglitz. Olandese: Putter.

Spagnolo: Julguero. Svedese: Steglits.

Siciliano:Cardiddu, Cardùne, Cardujacalùni.Cardillinu

In tutte le contrade dell’Europa continentale ed insulare si sono insediati uccelli del genere Carduelis, queste creature incantevoli, la cui vita e la cui attività hanno saputo avvincere gli spiriti ed i sentimenti di ogni popolo dall’antichità in poi.

Il mondo degli uccelli ed in particolare dei Cardellini così detti, è stato diffusamente studiato e descritto nel corso dei tempi: innumerevoli osservazioni e scoperte degli ornitologi sono condensate in centinaia e centinaia di pubblicazioni., sicché quasi ozioso potrà sembrare l’aggiungere un nuovo articolo alla mole degli già esistenti,ma visto che il progresso si insinua sempre più negli ambienti naturali degli uccelli che vivono in libertà, talvolta recando mutamenti, tali da minacciarne la sussistenza stessa,ho ritenuto doveroso esternare l’esperienza vissuta nell’isola di Pantelleria nell’estate settembrina, che grazie alla signora Carla Palazzi , mi è stata data la possibilità di osservazione in località denominata Khamma,  proprietà di pertinenza.

Il primo avvistamento sotto un albero di limoni e su una pietra cava, un maschio di cardellino.

Il primo avvistamento sotto un albero di limoni e su una pietra cava, un maschio di cardellino.

Approdo sull’isola di Pantelleria, pur essendo siciliano, per la prima volta ai primi del settembre 2008, per un periodo di relax , ma con la mia macchina fotografica, per fissare tutti i momenti di un viaggio, come se fossi stato in terra sconosciuta ed ancora da esplorare!

Il territorio mi si presenta incantevole, e pieno di sorprese, ovunque è fatto di terra lavica, dai tipici “dammusi” abitazione dei contadini, ora invece per la maggior parte, ristrutturati ed in uso a turisti, ai muretti che delimitano i confini tra un campo ed un altro .

Curiosità, questi muretti di pietra a secco non superano il metro di altezza e le piante

ulivi, vigne, aranci, limoni, ed altro rimangono al filo dei muretti, come fossero dei bonsai, ciò par rimanere protetti dai forti venti che colpiscono l’sola, venti che esercitano un effetto disseccante, ma col loro impatto con i rilievi montuosi, determinano la formazione di nebbie, tanto da mitigare il clima e  le temperature medie annuali che sono di 18°.

Tale presupposto fa sì che, molti dei fringillidi presenti, pongano il nido ad altezze, per così dire, che non superano il metro o poco più .Il nido simile a quello di un fringuello, più piccolo ed intessuto più accuratamente ma non  impiega licheni.

La domanda nasce spontanea,  . .  ma allora sono facile preda di chiunque, animali compresi!

Non è proprio così!  Da una piccola indagine svolta tra locali in “lingua originale” è emerso che quasi nessuno possiede un uccelletto ancestrale  in gabbia, se non che qualche pappagallino ondulato o qualche calopsitta, acquisita al libero commercio.

Resterebbe da chiedersi se altri animali predatori facciano la loro parte , catturando uova e giovani di indifesi fringillidi.

Bene ! da non credersi. sull’isola non vi è presenza alcuna di corvi, taccole, gazze, o tutto ciò che possa nuocere ad un prolifico e considerevole aumento in natura, valutando altresì che sono stanziali, tanto che questa situazione di sicurezza viene avvertita dall’animale ed  i flussi migratori autunnali sono ridotti a quasi a  zero.

Contrariamente all’opposto di quanto avviene nell’isola di Sicilia, ove per tutelarsi dalla prorompente presenza di predatori, molti cardellini, preparano il nido all’interno dalla “buganvillea”spinosa ed inaccessibile per predatori. Negli anni della mia gioventù mi era facile individuare i soggetti con nido, tra gli ulivi o i noccioli!     Occasionalmente sembrano capitare individui della sottospecie sud-orientale (C.c.balcanica), quest’ultimo dato risale al 1980,Sergio Frugis, direttore scientifico di Uccelli dell’avifauna italiana.

Durante tutto il periodo trascorso sull’isola, ho potuto osservare voli di gruppo costituiti da trenta a cinquanta e più individui, ma ciò che li attraeva di più, era quella pietra cava, che serviva nel passato da abbeveratoio per capre e che era rimasta dimenticata sotto l’albero.

L’isola soffre di grandi periodi di siccità e l’acqua per i locali proviene da un sistema di trasformazione di quella salmastra, che viene distribuita con autobotti.

Ecco che quella “pietra cava” è diventata raccolta di acqua piovana utile a dissetare questi cantori panteschi!

Nel giro di pochi minuti, il via vai di questi uccellini, che si alternano è non di facile conta, molti stazionano sull’albero che protegge l’abbeverata, altri si spostano intorno sui bassi ulivi ed il grosso del gruppo staziona cento metri più a monte sopra i rami di una pineta formata da Pini  mediterranei e di Aleppo

Giovani,  adulti, maschi e femmine si inseguono in un confuso volare, probabilmente nidiate della stagione, o di altre località dell’isola, sino poi a raccogliersi tutti in un’unica zona, che è la pineta, che dà loro la possibilità di controllare il terreno sottostante e :::la preziosa acqua.

Qualche isolato soggetto lo si può notare sopra un albero di melograno e a dire la verità

una attenta osservazione potrebbe non definirlo un cardellino,ma và osservato che il cardellino è soggetto a varietà melaniche, causata da alimentazione, tanto da farlo andare incontro ad anomalie della colorazione.

Il cardellino pantesco sul melograno

Il cardellino pantesco sul melograno

3

Una vista sullo sfondo della pineta, sede stanziale del gruppo dei cardellini.,Il tetto del dammuso sottostante rimane nascosto dai palmizi.

Ho potuto accertare anche in altre zone dell’isola, quali Bugeber, Khagiar e Rukja site a nord est, la presenza di corpose quantità di  cardellini, sempre superiore in proporzione maggiore a quella dei passeri., che seppure in numero congruo, non riescono ad essere competitivi al numero dei cardellini, per altro a Khamma la risereva d’acqua viene ben difesa da intrusi di altre specie. .Mi sono sempre tenuto ad una quota di circa 200 s.l.m., pertanto decisi  di salire in quota e precisamente su Montagna Grande( 836 m montagna che determina situazioni climatiche locali che si differenziano notevolmente dalle altre isole del Canale di Sicilia) passando da Tracino e poi oltre l’aeroporto civile, per valutare le presenze di cardellini. Nessuna presenza,  in compenso la vista di alcuni sporadici Codirosso spazzacamino, hanno rallegrato la mia gita.

Sulla sinistra l’unico passero che ha potuto godere dell’abbeverata in due ore di osservazione

Sulla sinistra l’unico passero che ha potuto godere dell’abbeverata in due ore di osservazione

Nell’isola si possono osservare altri tipi di vegetazione, e precisamente nella zona di Khaggiar, macchia composta da arbusti di come l’erica multiforme, la ginestra, il Lentisco, e soprattutto rosmarino e finocchio selvatico, qui il cardellino è presente ma in gruppi di minore entità.

La macchia mediterranea, sullo sfondo Montagna Grande. Località Mueggen.(est isola)

La macchia mediterranea, sullo sfondo Montagna Grande. Località Mueggen.(est isola)

Nessun ramo della storia naturale è stato dotato di una letteratura più ricca di quello dell’ornitologia, nuovi articoli

per un pubblico apparentemente insaziabile, vengono pubblicati, il cui interesse è spesso più sentimentale che scientifico,

è per quest’ultima motivazione che ho voluto trasferire una esperienza di viaggio in un territorio isolano della Nostra Italia,

i cui valori dell’ambiente sono ancora sani ed incontaminati, per un uccellino caro a tutti NOI.

 

Testo, foto e commenti di Guglielmo Petrantoni




Il pappagallo calvo (Pyrilia aurantiocephala GABAN-LIMA, RAPOSO E HOFLING, 2002)

Il pappagallo calvo

1Etimologia del nome

Pyrilia: dal greco pur, fuoco; dal latino ilia fiancheggiata (ile fianco) .

Aurantiocephala :  dal latino aurantius, colorata di arancio;e dal greco –kephalos –dal capo (kephale testa).

Il pappagallo calvo fece scalpore quando fu descritto nel 2002, soprattutto perché è difficile credere che un così grande e colorato uccello, possa  essere sfuggito alla ornitologia del mondo.

Questo pappagallo,localizzato a Thaimaçu, Pará, Brasile, Aprile 2003, era stato già notato, ma fu  ipotizzato che fossero immaturi di Vulturina Vulturina,  pappagalli terragnolo Pionopsitta che era stato visto volare in stormi separati dagli adulti. La descrizione è stata pubblicata in The Auk (3) 119: 815-819, 2002 e si intitola “Descrizione di una nuova specie di  Renato Gaban, Marcos A. Raposo e Elizabeth Höfling specie di terragnolo Pionopsitta (Aves:Psittacidae).

(Endemica in Brasile)

2

Le due foto ritraggono adulti mentre si nutrono, è probabile che a sx sia la femmina e dx il maschio.

Una copia di questo documento è disponibile presso http://www.scricciolo.com/Pionipsitta%20aurantiocephala.pdf.  Esso include una mappa che mostra la distribuzione di Pappagallo calvo nei fiumi del  basso Madeira e Tapajós superiore,  e in particolare negli affluenti  São Benedito e Cururu del fiume Teles Pires.

Non solo gli autori hanno trovano che i campioni hanno gonadi ben sviluppati e un teschio ben ossificato, indicando che erano uccelli adulti, ma hanno anche studiato esemplari museali di  Pirylia vulturina,che ha mostrato tutte le fasi di sviluppo del piumaggio, ma nessuno che sembrava il Pappagallo calvo.

Sembra  abitare la foresta  a galleria e la foresta con terreno di sabbia bianca “campinarana”, di cui vi è una distesa  abbastanza  grande nelle vicinanze del Thaimaçu Lodge e che probabilmente si collega con l’area di sabbia bianca vicino la Serra de Cachimbo, e   può essere visto da Cuiabá – strada Santarém.

Si tratta di un pappagallo sorprendentemente colorato e, se non fosse per la sua testa calva potrebbe essere classificato come molto interessante.

Sono stati incontrati stormi più piccoli sulla riva destra del fiume São Benedito, e Jeremy Minns ha  registrato gli uccelli mentre si alimentavano nella località di Thaimaçu, Pará, Brasile nell’ aprile 2003 –

La scoperta di questa specie è piuttosto curiosa. Nel 2002, lungo il sistema fluviale del bacino orientale del Rio delle Amazzoni gli scienziati catturarono vari pappagallini verdi che vennero identificati provvisoriamente come pappagalli vulturini (Pyrilia vulturina) immaturi (il nome si riferisce alla testa nuda, priva di piume). Mentre la testa del comune pappagallo vulturino è nera,e  la testa dei nuovi pappagalli era nuda, con pelle arancione[.]. Benché in principio fossero stati considerati immaturi, i pappagalli calvi risultarono invece sessualmente maturi. Inoltre non si mescolarono con quelli dalla testa nera. Renato Gaban-Lima e Marcos Raposo, dottorandi all’università brasiliana di San Paolo, pubblicarono sulla rivista The Auk, nell’agosto 2002, la loro descrizione di una nuova specie, la Pyrilia aurantiocephala, . Gli esperti di pappagalli temono però che la specie da poco scoperta possa essere già minacciata di estinzione, poiché alcune foreste del medio corso del Tapajós e del basso corso del Madeira, in cui vivono, stanno cadendo sotto i colpi dei taglialegna e degli allevatori di bestiame.

Particolare della testa nuda

Particolare della testa nuda

Thaimaçu, Pará, Brazil; 9 April 2003 © Arthur Grosset

Thaimaçu, Pará, Brazil; 9 April 2003 © Arthur Grosset

 

.Si riporta il testo integrale di un sito attendibile:

Sinonimi:
Gypopsitta aurantiocephala BirdLife International (2008), Pionopsitta aurantiocephala BirdLife International (2004)

Distribution and population
Pyrilia aurantiocephala is known only from a few localities encompassing the Lower Madeira and Upper Tapajós rivers in Amazonian Brazil. Given that the species is currently known only from two habitat types and from a relatively small area, the population is unlikely to be much larger than 10,000 individuals, and it is therefore considered to be Near Threatened. More records are likely to be forthcoming now that it has been formally recognised as a species, and these may clarify its exact status. 

Population justification
The population is preliminarily estimated to number at least 10,000 individuals, roughly equating to 6,700 mature individuals. This requires confirmation.

Trend justification
This species is suspected to lose 8.8-13.1% of suitable habitat within its distribution over three generations (21 years) based on a model of Amazonian deforestation (Soares-Filho et al. 2006, Bird et al. 2011). It is therefore suspected to decline by <25% over three generations.

Ecology
Individuals have been seen in gallery forest and in ‘campinarana’ forest (on white-sand soils).

Threats
This region is under threat from logging (Gaban-Lima et al. 2002).

Conservation Actions Underway
None is known. Conservation Actions Proposed
Survey potentially suitable sites. Study its ecological requirements. Effectively protect core areas of habitat within its suspected range.

Species name author (Gaban-Lima, Raposo & Hofling, 2002)
Population size 6700 mature individuals
Population trend Decreasing
Distribution size (breeding/resident) 352,000 km2
Country endemic? Yes

Testo e adattamento di Guglielmo Petrantoni