Il Conuro coda castana Pyrrhura melanura (Spix 1821)

 allevamento e riproduzione della rara sottospecie Pyrrhura pacifica.

Altri nomi: Maroon-tailed conure (GB), Schwarzschwanzsittich (D), Conure de Souancè (F), Perico cola negra, Cotorrita coliparada (Venezuela), Periquito colijrroio (Colombia), Perico de cola marròn (Perù), Tiriba-fure-mata(Brasile).

Il pappagallo Pyrrhura/Pyrruhrus trae origine dal nome greco purrhos che significa colorato rosso fiamma; – ouros – dalla coda (oura coda); melanura, dal greco che sta per: con coda scura. Il Conuro misura 24-25cm., pappagallo dal piumaggio prevalentemente verde e dalla coda lunga, con margine anteriore dell’ala e copritrici primarie di colore rosso, guance e copritrici auricolari verdi, superficie inferiore della coda nerofumo, pelle nuda bianca sulla regione oculare (grigia nella sottospecie P.m. pacifica), penne del petto con base verde o verde sfumato di grigio e punta marrone tendente al giallo cui si vede il disegno a scaglie Il Conuro dipinto Pyrrhura picta, il cui areale si sovrappone a quello del Conuro coda castana in Amazzonia occidentale, ha guance castano fulvo, copritrici primarie verdi e disegno a scaglie sul petto più marcato e vistoso, mentre il Conuro petto bruno Pyrrhura calliptera è prevalentemente giallo brillante sulle copritrici primarie e sul margine anteriore dell’ala, ha copritrici auricolari castano sfumato di rosso e petto più marrone con disegno a scaglie lievemente accennato.

In cattività si distingue dal Conuro spalle rosse Pyrrhura egregia, simile, grazie al verde sulle copritrici della parte inferiore dell’ala e all’assenza di castano fulvo sul ventre. Nella Cordillera du Cutucú, la sottospecie berlepschi si trova (almeno con frequenza stagionale) in compagnia di esemplari di Conuro gola bianca, specie rara che ha petto più pallido, copritrici auricolari arancio acceso e maggiore quantità di rosso sulla parte superiore dell’ala. In cattività, il Conuro coda castana si distingue dalle specie congeneriche grazie alla combinazione di rosso sulle copritrici primarie, disegno a scaglie su petto e lati del collo e sottocoda nero lucido. Il volo degli stormi, accompagnato da richiami sonori e fragorosi, è leggermente ondulato e molto vicino al suolo quando attraversano spazi aperti. All’approssimarsi di un pericolo rimane immobile e silenzioso nel folto della vegetazione. Talvolta si posa su alberi isolati.

In volo e quando è spaventato emette gridi acuti e rochi screeet screeet screeet, e il richiamo è simile a quello del Conuro dipinto.

Presente in Sudamerica nordoccidentale nel bacino occidentale del Rio delle Amazzoni, nella parte meridionale del bacino dell’Orinoco e sul versante pacifico delle Ande in Colombia sudoccidentale ed Ecuador occidentale. In Venezuela si trova in Bolívar centromeridionale lungo il corso superiore del Río Paragua e in Amazonas a sud del Río Ventauri; nel bacino occidentale del Rio delle Amazzoni tra il Río Negro e il Río Solimões. Si trova nelle Ande centrali in Colombia, nella valle di Magdalena superiore da Tolima meridionale a Huila e, in una popolazione separata, a est delle Ande (in pianura e sulle colline pedemontane fino a 500m) dai monti Macarena a sud nelle pianure dell’Ecuador orientale e del Perù nordorientale e orientale. Una popolazione separata si trova a ovest delle Ande in Ecuador nordoccidentale verso sud fino a Los Ríos, con una singola segnalazione proveniente da Nariño, Colombia sudoccidentale. Si tratta di una specie prevalentemente stanziale che, probabilmente, intraprende spostamenti stagionali regolari come suggerisce la sua assenza ricorrente in alcune parti della Colombia. Pur avendo una distribuzione sparsa e discontinua, il Conuro coda castana è comune ed è il pappagallo più numeroso in molte parti del suo areale come, ad esempio, nella valle di Magdalena superiore e, forse, in alcune zone di Esmeraldas nell’Ecuador nordoccidentale. Il declino subito dalla specie in alcune regioni (ad esempio sul versante pacifico dell’Ecuador) è dovuto in larga misura alla perdita dell’habitat. Status e distribuzione in Perù orientale sono poco noti. Localmente il Conuro è poco diffuso come uccello da gabbia, mentre alla fine degli anni Ottanta le esportazioni di questi esemplari sul mercato internazionale hanno interessato un gran numero di individui, allevati in ambiente controllato al di fuori dell’areale.

Il Conuro coda castana si trova nelle zone tropicale e temperata, in varzea1, foreste pluviali montane e di pianura, in zone parzialmente disboscate, ai margini di foreste e in foreste secondarie, ad altitudini comprese tra i 150 e i 300m in Venezuela (sottospecie nominale); fino a 3200m sul versante orientale delle Ande (souancei); tra i 1600m e i 2800m sul versante orientale delle Ande centrali (chapmani); fino a 1700m in Nariño (pacifica), fino a 1500m (berlepschi). S trova generalmente in gruppi composti di 6 a12 esemplari che si posano sui rami più alti degli alberi per riposare e scendono su quelli più bassi per raccogliere il cibo. Pochi i dettagli conosciuti in merito alla dieta di questa specie; si nutre dei frutti di Miconia theaezans , Fagara tachnelo e della corteccia degli alberi. Poco noto il comportamento in riproduzione; si riproduce in aprile giugno presso le sorgenti del Río Napo, Ecuador. Un episodio di accoppiamento fu osservato in gennaio in Colombia. In cattività depone quattro uova.

Le redini, fronte e parte posteriore del collo marrone, con piccola macchia marrone tendente al rosso sulla punta delle penne del vertice cui si deve il disegno macchiettato; guance, copritrici auricolari e regione dietro l’occhio verde; il marrone sulla parte posteriore del vertice sfuma in verde sulla nuca. Parti superiori verdi con sfumatura verde oliva su alcune penne. Copritrici primarie rosse con punta gialla; margine anteriore dell’ala rosso; resto delle copritrici alari verde sfumato di verde oliva. Remiganti primarie blu tendente al verde con punta scura. Sottoala con copritrici verdi e remiganti moro scuro, quasi nero. Penne di petto e gola di colore verde o grigioverde con margini marrone pallido tendente al giallo cui si deve il vistoso disegno a scaglie; i bordi pallidi sono meno definiti ai lati del collo; ventre e sottocaudali verdi con sfumatura verde oliva. Sopraccoda castano scuro con base verde sulle penne esterne; sottocoda nero lucido. Parti nude: becco grigio pallido; pelle nuda bianco sporco sulla regione perioftalmica, cera dello stesso colore; iride marrone scuro; zampe grigie. I sessi sono simili anche in tutte le sottospecie. L’immaturo ha meno rosso (più verde) sulle copritrici primarie.

Le misure sono variabili in funzione del sesso e della sottospecie : ala 125-136; coda 98-119; becco 15-16; tarso 13-15.

variabilità geografica: Sei sottospecie, di cui due, la berlepschi e la chapmani, in passato erano considerate specie separate. La particolarità morfologica e strutturale della sottospecie pacifica, geograficamente isolata, potrebbe giustificarne lo status specifico.

            P.m. melanura (von Spix,1821) La specie nominale occupa il Bacino occidentale del Rio delle Amazzoni in Perù nordorientale, Brasile occidentale, Ecuador orientale, Colombia orientale [tranne la zona in cui si trova la sottospecie seguente] e Venezuela meridionale.

            P.m. souancei            (Verreaux 1858),Conuro coda bruna di Souancè (I) Colombia orientale dai monti Macarena verso sudovest fino a Putumayo passando per l’Ecuador orientale e, forse, fino all’estremità settentrionale del Perù. Probabilmente si trova solo sul versante delle Ande orientali e viene in larga misura sostituito dalla nominale nelle pianure. Simile alla nominale ma con modesta quantità di giallo (talvolta assente) al vertice delle copritrici primarie, più ampi margini pallidi sulle penne di petto e lati del collo e più ampi margini verdi sulle timoniere. Talvolta presenta una macchia marrone sul ventre. Il nome trae origine dall’ornitologo e commissario della marina francese Carlo Jaques Gabriel Guillier barone di Sauancè 1823-1896.

  1. berlepschi (Salvadori 1891), Conuro c.b.di Berlepsc (I). Valle Huallaga, Perù orientale ed Ecuador sudorientale nella Cordillera Cutucú. La presenza di un esemplare con le caratteristiche di questa sottospecie all’inizio della valle Magdalena lascia supporre che si trovi anche in Colombia. Simile alla sottospecie precedente ma con margini pallidi ancora più ampi sulle penne del petto (alcuni esemplari osservati in Ecuador avevano il petto quasi completamente bianco), minore quantità di rosso sul margine anteriore dell’ala e macchia marrone sul ventre più pronunciata. Poco

documentata la distribuzione in rapporto a quella della sottospecie souancei, e le due potrebbero non essere distinguibili. La sottospecie prende il nome da Hans Herman Carl Ludvig von Berlepsc (1850-1915) ornitologo tedesco e collezionista, specializzato in fauna Neotropicale.

  1. chapmani (Bond e Meyer 1915), Conuro di Chapman (I). Versante orientale della valle di Magdalena superiore nelle Ande centrali da Tolima meridionale a Huila a circa 1600-2800m d’altitudine. Bordi molto ampi e chiari (color camoscio) sulle penne del petto e ai lati del collo. Talvolta presenta una macchia marrone sul ventre. Più grande della nominale (ala 133-142, coda 118-133). Prende il nome da Frank Michler Chapman, collezionista e ornitologo americano, 1864-1945.

P.orcensi (Ridgely & Robinsons, 1988) Conuro El Oro (I), presente nel sud-ovest dell’Ecquador, El Oro e Azuay. In onore del dott. Gustavo Orcès, zoologo ecuadoregno, 1903-1996.

            P.m. pacifica  (Chapman 1915), Conuro del Pacifico (I). Cotorra del Chocò (E), Perequito del Pacifico (Colombia). Distribuito in Ecuador nordoccidentale e Colombia sudoccidentale. Piumaggio più scuro e meno tendente al verde oliva rispetto alle altre sottospecie, con pelle nuda sulla regione oculare di colore grigio anziché bianco. Il becco è nerofumo e più esile rispetto a quello delle altre sottospecie. Assente il giallo al vertice delle copritrici primarie, bordi pallidi sulle penne del petto più sottili e di tonalità più scura rispetto a quanto si vede nelle altre sottospecie. Parte anteriore del vertice verde con sottilissima striscia marrone tendente al rosso sulla fronte. Coda relativamente più corta rispetto alla nominale. Non comune negli aviari Europei e di non facile riproduzione. Questo epiteto, pacifica, è riferito alle isole dell’Oceano Pacifico .

Il sig. Micheloni ha da diversi anni una colonia riproduttiva che genera giovani ogni stagione con pieno successo e non poche difficoltà.

La positiva conduzione di allevamento è indubbiamente frutto di una mirata alimentazione che lo stesso ha attuato nei diversi periodi dell’anno, sia che i pappagalli si trovino a riposo o nel pieno della deposizione, secondo il seguente piano alimentare:

Durante il riposo stagionale vanno somministrate mele, carote, banane se apprezzate, pastoncino secco con grassi al 2%, misto inseparabili privo di girasole, foglie di radicchio da campo e verdura a foglia verde sino al momento della deposizione e camole della farina, queste ultime da sospendere dopo la deposizione e riprendere alla nascita dei primi due o tre piccoli. Dopo la nascita si aggiungano a parte piccoli pezzetti di arance e melograno e verso il decimo giorno di vita anche del germinato; non appena i giovani sono all’involo mettere del panico.

Ai giovani, se si presentano delle chiazze di nero sul piumaggio verde, suggerirei di modificare la dieta somministrando germinati e solo frutta in genere, pastoncino secco con erba medica, semi per inseparabili due o tre volte alla settimana, spighe di panico. Trascorso il primo anno, si può alimentarli come nel periodo di riposo per adulti precedentemente descritto.

Nel solo periodo della pre-cova è utile e consigliato aggiungere al pastoncino un po’ di mela grattugiata e uovo sodo, inoltre foglie di radicchio di campo.

Gli alloggiamenti per tale sottospecie sono costituiti da gabbie del tipo commerciale dotate di nidi, appesi in esterno, a forma di L rovesciata della misura di 20×20 cm e di lunghezza di 45 cm, un foro di entrata da 10 cm e una apertura nel lato corto della L ove è inserito un cassettino estraibile, che contiene il nido vero e proprio. Il fondo sarà costituito da uno strato di segatura grossa e un successivo strato di fagiolino, poi gli adulti provvederanno a completarlo con piume.

Le uova deposte variano da un numero di 4/5 sino a un massimo molto raro di sei e sono deposte a intervalli che variano da due a tre giorni massimo e poi covate per 26 gg. Se l’alimentazione è curata come sopra descritto, la stagione riproduttive usufruirà da due a tre covate feconde.

I soggetti sono alloggiati in gabbie da cova per canarini da cm. 120 x 50 x 60 con 2 posatoi alle estremità, oppure in voliere di due metri per un metro, per due di altezza, con parte della voliera riparata; con allevamento interno si hanno migliori risultati, mediamente tre covate. Il periodo di cova va da ottobre a maggio, mentre all’esterno da marzo a luglio (in questo caso con una o due covate).

Fornire frutta mele, carote, melograno, fichi d’india; qualche soggetto mangia banana, radicchio da campo e coste, dente di leone, misto inseparabili  e pastoncino secco con erba medica, spighe di panico acqua fresca e aggiungo uovo sodo al pastoncino, misto amazzoni, e qualche camola della farina aumentandole man mano che i piccoli crescono; amano molto farsi il bagno nel periodo riproduttivo. Alla nascita i piccoli si presentano rosa e con il passare dei giorni mettono un piumino grigio scuro, poi le canule delle ali di cui si nota subito la colorazione rossa sulle punte. In seguito iniziano ad aprirsi i calami che manifestano il loro verde smeraldo; il becco, piuttosto grosso, inizia a delinearsi in un mese e mezzo due circa.

Allevati a mano sono simpatici e confidenziali anche se, ad esclusione del rodocephala, che è il miglior pyrrhyra da pet, come tutti gli altri del genere non sono particolarmente da compagnia. La maturità sessuale sopraggiunge a un anno e mezzo circa ma è sempre consigliabile aspettare i 2 anni per l’allevamento, sopratutto per le femmine, infatti, man mano che allevano i piccoli diventano sempre più bravi come genitori. Il signor Micheloni riferisce di una coppia che ha allevato un caicco testa nera portandolo fino a 15 -18 gg di età. Le loro imbeccate nel nido sono esemplari, con 5 piccoli, 4 esterni e 1 coperto dagli altri, fanno il gozzo anche al più piccolo cercandolo; tenendoli all’esterno fanno colorazione grigio nera come anello perioftalmico e becco nero grigio scuro mentre all’interno tendono a perdere questa colorazione. Emettono un suono piacevole che assomiglia a quello dei diamanti mandarino amplificato, ma piacevole all’udito. Sono pappagalli rustici e forti ma con un’avvertenza per i giovani che iniziano a mangiare da soli, evitare i semi di girasole e pastoncini con grassi animali perché causano che le penne del corpo tendono a diventare nere facilmente e solo con la muta ritornano del colore  verde smeraldo, dopo di che si possono alimentare con girasole e qualsiasi pastoncino grassato.

I giovani sono alimentati dai genitori per 50 – 60 gg circa, nell’allevamento a mano il periodo è più lungo. Allevati a mano sono ottimi riproduttori e allevatori; bisogna tenere presente che sono pappagalli nervosi e timidi .

Bibliografia:

Arndt (1996), Bond (1955), Chapman (1926), Desenne & Strahl (1994), Evans (1988), Fjeldså & Krabbe (1990), Forshaw (1989), Friedmann (1948), Hilty & Brown (1986), Meyer de Schauensee   (1949), Meyer de Schauensee & Phelps (1978), Ridgely (1981), Ridgely & Gaulin (1980), Ridgely & Robbins (1988), Sick (1993).

NOTE: 1 . Varzea nome brasiliano, sono le foreste alluvionali che creano una vegetazione al di sopra delle acque.

Articolo G. Petrantoni con il contributo di S. Micheloni




Caicco testa nera (Pionites melanocephala)

Italiano: Caicco testa nera (Pionites melanocephala)

Francese: Caïque blême, Caïque maïpouri (pallidus), Maïpouri à tête noire (pallidus),

Inglese: Black-headed Parrot (pallidus);Black-headed .

Portoghese: Marianinha de cabecia preta,Maipurè.

Tedesco: Grunzugelpapagei.

Nomi di origine spagnola: Chiriclesa,Loro cabecinegro (Ecuador); Loro cacique,Patilico (Colombia); Chirricle cabeza negra (Peru); Perico calzoncito (Venezuela).

Pionites dal genere Pionus Wagler,1832, Caicco; dal greco –ites , che vuol diresomigliante a”.

Melanocephala dal greco melas nero; – kephalos testa. Quindi la traduzione appropriata è:

Caicco dalla testa nera.

La sottospecie P. M. pallida dal latino pallidus che vuol dire pallido.

Esemplare di 23 cm lunghezza, di medie dimensioni e di corporatura tozza, con coda corta, petto bianco, pileo nero, giallo su gola e lati del collo e parti superiori verdi. Il profilo in volo evidenzia il torace massiccio e le ali piuttosto corte; è l’unico psittacide dal ventre bianco all’interno del suo areale. Il Caicco ventre bianco simile, a sud del Rio delle Amazzoni, ha il pileo arancio albicocca (anziché nero). Il volo è diretto, rapido e, solitamente, appena al di sopra della canopea, caratterizzato da colpi d’ala rapidi e profondi; trovandosi però in habitat di foresta fitta, il Caicco testa nera viene più spesso udito che visto. Il battito delle ali crea un frullio caratteristico, specialmente appena l’esemplare si è alzato in volo. Si trova generalmente in coppia o in gruppi che contano una decina di esemplari. È di indole mite e confidente.

Immagine concessa da Jade Welch, allevatore australiano di mutazioni di Pionites

Emette vocalizzazioni varie in funzione della sottospecie. Si tratta di una varietà molto loquace dalla voce melodica e sonora. Emette un richiamo breve e acuto cha-rant, trilli e gridi, uno screee-ah composto da due sillabe, un fischio toot e un richiamo che ricorda molto il verso del Tapiro Tapirus. Nel folto della canopea emette un kleek o un Keeya-keeya fragoroso, con cui accompagna il rituale di corteggiamento ad ali aperte. Gli stormi emettono talvolta in coro il richiamo producendo un fragore considerevole. Il richiamo proviene solitamente da posatoi riparati, più raramente da luoghi esposti. Al richiamo d’allarme wey-ak lo stormo si alza in volo con gridi rumorosi. Riporta Mc Loughlin nel 1983 alcune interessante osservazioni tra cui i richiami spesso assomigliano a quello del D. accipitrinus (ee-keeya-keeya), allorquando disturbato, ma la cadenza inganna in quanto più breve e stridente come un cancello di ferro. I caicchi sono per altro sono tra i pochi pappagalli che duettano, tant’è che una coppia in vocalizzazione si vocalizzano come se fosse una doppia nota in sequenza, tali esibizioni sono svolte in pochi minuti sino a pochi istanti prima di lasciare la scena.

Presente in Sudamerica settentrionale a nord del Rio delle Amazzoni da Perù e Colombia a Guyana, Suriname e Guiana Francese. Questa specie si trova in Colombia orientale da Meta e Vichada a sud in Ecuador orientale e Perù nordorientale e centrale fino ai dintorni di Pucallpa, Ucayali; a est in Venezuela, dove si trova prevalentemente a sud dell’Orinoco in Bolívar, Amazonas e Delta Amacuro, ma anche nel Sucre sudorientale, fino a Guyana, Suriname, Guiana Francese e Brasile settentrionale a nord del Rio delle Amazzoni, a est fino ad Amapá. La segnalazione proveniente dalla zona a ovest delle Ande in Narino, Colombia, rimane sporadica e la presenza della specie in quella regione rimane incerta. In Guiana Francese ha un comportamento nomade in relazione alla disponibilità di cibo; è generalmente comune e, in alcune zone, numerosa; diffusa e piuttosto comune in Guyana, comune o abbondante in Perù nordorientale, comune abbastanza numerosa in Colombia, specialmente nelle zone più isolate delle pianure amazzoniche. La distribuzione si fa più scarsa procedendo verso altitudini più elevate. È molto popolare come uccello da gabbia all’interno dell’areale , soprattutto in Venezuela ed è stato vittima delle attività di cattura che alimentavano il commercio internazionale che, tuttavia, non ne ha alterato lo status se non a livello locale. È possibile che l’areale abbia subito una lieve contrazione in Amazzonia a causa della deforestazione.

Frequenta la zona tropicale in foresta, savana e foreste pluviali di terra ferme, várzea . Predilige i margini di foresta e la canopea, e si trova in vegetazione secondaria ad alto fusto e in radure con alberi grandi. Prevalentemente in pianura, ma è stata segnalata fino a 1100m in Auyan Tepui, Venezuela, e fino a 500m in Colombia. Gregaria, si trova solitamente in gruppi piuttosto piccoli che talvolta contano fino a 30 esemplari. Si nutre nella canopea dove si muove tra i rami con grande agilità ma ai margini della foresta, raccoglie il cibo anche ai livelli inferiori. Uno o due individui vigilano sullo stormo quando si nutre ed emettono un chiaro richiamo d’allarme all’approssimarsi di un pericolo. Secondo quanto osservato in natura, la dieta di questa specie comprende i semi di Caraipa densiflora, Hevea benthamiana, Guarea grandiflora, Pourouma guaianensis e Micropholis mensalis, la polpa di Dialium guianensis, Euterpe precatoria, Micropholis melinoneana e Cynometra hostmanniana, i semi e la polpa di Clusia grandiflora, i fiori di Eschweilera e Inga latifolia e le foglie di Sterculia excelsa; durante la stagione secca si nutre anche dei fiori di Symphonia globurifera e Norantea. In cattività dimostra una certa preferenza per gli insetti. Nidifica in cavità all’interno di tronchi d’albero. Si riproduce in dicembre-febbraio, Guiana; alcuni esemplari in livrea nuziale sono stati raccolti in aprile, Venezuela, e aprile-maggio, Colombia; altri visti presso il nido in ottobre-novembre, Suriname. In cattività depone tre-cinque uova.

Fronte, parte anteriore del vertice, parte superiore delle redini e inizio della parte posteriore del collo nero lucido; piccola macchia verde smeraldo brillante tendente al blu sulla parte inferiore delle redini e davanti alla parte superiore delle guance; parte inferiore delle guance, gola, lati del collo e striscia lungo il fondo del retrocollo arancio albicocca pallido. Parti superiori verde brillante. Copritrici primarie blu violaceo con sottile bordo verde lungo il vessillo esterno; penne giallo sporco sulla regione carpale; resto delle remiganti verde. Remiganti primarie con vessillo esterno blu violaceo. Sottoala con copritrici verdi. Petto e centro del ventre bianco sporco con sfumatura color crema e / o gialla; lati del ventre, calzoni, zona pericloacale e sottocaudali arancio albicocca. Sopraccoda verde con sottile punta gialla; sottocoda di tonalità più spenta e più scura. Parti nude: becco grigio antracite scuro; cera grigia; pelle nuda grigio piombo sulla regione perioftalmica; iride rossa; zampe grigio piombo.

Sessi simili; è possibile che la femmina sia, in media, leggermente più piccola. L’immaturo ha iride marrone, piumaggio di una tonalità più pallida di arancio e giallo soffuso sulle parti inferiori.

Giovani di Pionites pallida appena involati (allevamento G. Petrantoni)

Ala 133-147 mm; coda 66-75 mm; becco 21-28 mm; tarso 17-19 mm. (Forsaw, 1973)

Variazioni geografiche Due sottospecie.

P.m. melanocephala (Linnaeus, 1758 – Est e sud, dall’area del Río Negro nel Brasile settentrionale)

P.m. pallidus (von Berlepsch, 1889) (Amazzonia occidentale da Colombia orientale a Perù centrale) Fianchi posteriori, calzoni, zona pericloacale e sottocaudali giallo limone (anziché arancio) e gola più gialla. Gli esemplari che si trovano nei dintorni di Sarayacu, Pastaza, Ecuador orientale, sono ibridi con la nominale.

Alcuni autori considerano il Caicco testa nera e il Caicco ventre bianco membri di una stessa specie, sulla base di alcuni ibridi segnalati nell’Amazzonia superiore (al confine tra Perù e Brasile) dove la barriera geografica del Rio delle Amazzoni, che separa queste due forme è più stretta e valicabile, rendendo le due specie meno isolate. È necessario tuttavia che ulteriori studi dimostrino in modo inequivocabile che la supposta presenza di ibridi in natura sia possibile, solo in caso di esemplari conspecifici, dato che le variazioni all’interno di entrambe le specie ; ad esempio, in cattività alcuni esemplari anziani di P.m. melanocephala, presentano alcune penne arancio sul vertice, che potrebbero essere naturali e non essere conseguenza di ibridazione.

Pionites del Venezuela, delta amacuro e bolivar, si noti le varianti del colore arancio

Non vi sono mutazioni in Europa di questo pappagallo , ma sembrerebbe che molti anni addietro sia arrivato un soggetto lutino in Gran Bretagna (Low,2003), ma è certo che in Australia sono presenti soggetti regolarmente riprodotti da Jade Welch di mutazione blu, di cui nel corpo dell’articolo si possono osservare le immagini originali.

Secondo R. Low ed altri vi sono in natura cinque linee diverse di colorazione della medesima specie, tutto in funzione dell’areale, in un territorio sud americano estremamente vasto. Le differenze si possono notare ad occhio nudo nel sotto-coda che diversificano con certezza la zona di provenienza , pertanto la colorazione può essere arancio o giallo.

L’estensione del verde indica nel disegno, la chiara differenza tra maschio e femmina (Vergato da S. Micheloni).

In ambiente controllato vi è la tendenza a produrre soggetti più orientati verso una taglia grande piuttosto che prediligere il mantenimento delle colorazioni ancestrali, per cui al momento dell’inanellamento si è potuto notare come si è passati dalla misura sette sino alla otto, dato di fatto molto indicativo! Simone Micheloni, pioniere di questa specie in Italia ne possiede svariate coppie(circa 30) ha preferito ,a fronte di quanto detto sopra, orientarsi alla selezione del colore, cercando di mantenere le forme originali, e a suo dire è animale molto rustico, allegro, giocherellone, ottimo per il pet, e grande ripetitore di motivetti fischiati. Anche un altro allevatore e selezionatore tale Jorge A. Smith, con più di cento coppie, è stato per S. Micheloni modello da imitare e su cui ispirarsi nella selezione.

Maschio e femmina di Pionites m. pallida (allevamento G. Petrantoni)

La riproduzione avviene generalmente tra novembre ed aprile in voliere dalle misure di metri due di lunghezza, larghe un metro ed alte due metri; si possono usare, e sono ben accettate le gabbie per canarini di cm 120 x 50 x 50, ove vi siano alle estremità due posatoi per consentire un volo lungo.

Importante è posizionare le coppie in modo tale che non possano vedersi ma soltanto udirsi, tale precauzione è necessaria per un buon successo riproduttivo. Nel medesimo ambiente si suggerisce di non superare un massimo di dodici coppie!

All’interno dell’ambiente la temperatura dovrebbe essere tra i 12° e 14° con umidità al 50% ed una irradiazione di luce per 10 – 12 ore.

La scelta delle coppie in funzione dell’età e della taglia incidono pesantemente sulla riproduzione:

I soggetti più piccoli depongono sino a cinque uova mentre soggetti maggiorati mediamente sino a tre uova; la maturazione sessuale avviene dal terzo anno in poi, ma ai cinque anni l’apice sessuale è completo ed ideale per la riproduzione, e via via che passano gli anni la coppia aumenta il numero di uova e con l’esperienza alimentano e portano all’involo la prole con un eccellente risultato, se si considera che la coppia giovane porta inizialmente un risultato solo del 25%, considerando un potenziale di cinque uova per covata, per un massimo di due covate stagionali.

Nel periodo che và da dicembre in avanti è utile porre una piastra riscaldante sotto il nido, le temperature rigide potrebbero avere un effetto negativo sul pullus, se rimanesse scoperto senza la protezione della mamma al nido, in quanto restano nudi nelle prime tre settimane di vita.

Il nido viene posto nella parte più alta della voliera, obbligatoriamente nelle gabbie per canarini in posizione consentita della misure, che sono più contenute. Le misure del nido che possono variare in funzione delle disponibilità di spazio, in voliera dovrebbero essere cm 25 x cm 25 e altezza cm 90, foro di entrata cm 5/8, sul fondo uno strato da sei centimetri di segatura soffiata e sopra 12 cm fagiolino, un foro di ispezione alla base.

Nel periodo della riproduzione si potrà notare un aumento dell’appetito nelle femmine , le quali vuotano letteralmente le mangiatoie, poi inizia l’accoppiamento sui posatoi mentre alcuni posso anche copularsi per terra. Il maschio inizia ad imbeccare la femmina poi con la zampa afferra l’ala della femmina e la monta lateralmente e con una zampa fa leva sul posatoio, l’atto dura alcuni minuti e viene ripetuto in diversi momenti della giornata. Dopo pochi giorni dieci o quindici, si potrà notare un gonfiore sotto pancia, tanto che il ventre può arrivare a toccare il posatoio, in queste condizioni essa si porterà all’interno del nido e inizierà la deposizione delle uova a distanza l’una dall’altra di due giorni. La femmina dopo l’ultimo uovo tenderà a rimanere nel nido a covare, emettendo il tipico “ronzio”di richiamo per ottenere cibo dal maschio.

Dopo 28 giorni inizia la schiusa e i piccoli sono di un colore roseo coperti da un piumino bianco,in tre settimane si formano le canule , e così le prime penne, al 15° aprono gli occhi. Completato il ciclo delle prime piume, intorno il 65° giorno si preparano al primo volo fuori del nido.

L’alimentazione deve essere molto curata come anche la somministrazione di acqua fresca e pulita, amano fare bagni frequenti.

Nel periodo fuori dalla riproduzione è necessaria una alimentazione magra e depurativa, come il misto per inseparabili con aggiunta di scagliola, mais freso e lattiginoso oppure bollito, e servito scrollato e non caldo; mentre per il periodo riproduttivo un buon misto per amazzoni con aggiunta di scagliola, pastoncino per canarini con mezzo uovo sodo, uva passa, mela fresca, e qualche camola della farina. Non deve mancare del calcio, estruso, semi germinati ed un plurivitaminico.

Lo svezzamento allo stecco dovrebbe essere iniziato dal secondo al decimo giorno di vita, con un alimentazione il cui valore proteico-grassi, dovrebbe aggirarsi intorno il 24% e verso lo svezzamento ridurlo al 16% ,utile anche la somministrazione il nettare per lori, mele, carote melograno, banana, gritt.

Nei soggetti esistono differenze dimorfiche visibili: il colore verde che si estende tra occhio e becco, le femmine portano una triangolazione retta che dalla mandibola si estende oltre l’occhio mentre i maschi portano come una lacrima e che al massimo raggiunge la metà dell’occhio.

bibliografia Desenne & Strahl (1991, 1994), Forshaw (1989), Haverschmidt (1972), Hilty & Brown (1989), O’Neill (1981), Ridgely (1981), Rutgers & Norris (1979), Sick (1993), Smith (1990), Tostain et al. (1992), Traylor (1958), Whitney (1996)., R Low (2003), Micheloni (2017), Bertagnolio (1974) A.M, 80(6):238, Sick (1993).

 

Articolo Guglielmo Petrantoni con il contributo di Simone Micheloni e Jade Welch

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Il Cacatua Leadbeateri mollis

Il Cacatua Leadbeateri mollis

Cacatua leadbeateri (Cacatua bandiera spagnola – Vigors, 1831)

Altri nomi: Cacatua Abanderada (E), Inglese (Australia): Major Mitchell’s Cockatoo, Inglese (Gran Bretagna)Leadbeater’s Cockatoo, Desert Cocktoo, Major Mitchell’s Cockatoo, Wee Juggler, Cocklerina, Chockalott.

Così chiamato in onore di Benjamin Leadbeater (fl.1830), studioso di storia naturale a Londra, che inserì l’animale nella collezione del Museo Nazionale Britannico; mollis è parola latina che significa “delicato”. Così recita la pubblicazione di Arthur Prestwich del 1958 “I name this parrot …”; ad un meeting della Commissione Scientifica, in qualità di Corrispondente della Società Zoologica di Londra il 26 aprile 1831, Mr.Vigors esibì, dalla collezione privata di Mr. Leadbeater, una mai descritta specie di Cacatua proveniente dalla New Holland, sottolineandone le sue caratteristiche distintive.

Mi accingo a descrivere la specie nominale, in quanto abbastanza conosciuta presso gli allevatori europei, ma ho tratto spunto dal fatto che recentemente sono entrato in possesso di una sottospecie alquanto rara e ben poco conosciuta in tutto il vecchio continente: il C.l. Mollis (Cacatua rosa di Matthew).

Non mi risulta che ci siano altri allevatori possessori di tale soggetto di variabilità geografica, ma proseguo nella ricerca, poiché fonti certe mi hanno segnalato un allevatore tedesco.

Il Cacatua bandiera spagnola ha una distribuzione sparsa e varia nell’entroterra australiano, dove difficilmente rischia di essere confuso con altre specie; misura 33-40 cm. Specie estremamente peculiare e conosciuta. È uno degli Psittacidi più caratteristici al mondo grazie alle parti inferiori rosa, alle parti superiori bianche, alla magnifica cresta bianca e rosa intenso, con evidente e ben marcata fascia giallanel centro della crestae alla colorazione rosa intenso di sottoala e sottocoda; osservata sul campo, la testa appare larga e dal profilo camuso. In Australia non esistono specie confondibili: anche il Cacatua delle Molucche, molto più grande, presenta una slavatura rosa sul piumaggio, ma ha la cresta di forma e colore diversi, con ciuffo a cucchiaio, e il colore delle parti superiori non contrasta con quello delle parti inferiori. Il volo del Cacatua bandiera spagnola sembra indeciso ed è caratterizzato da rapidi colpi d’ala poco profondi e da planate regolari. Le lunghe ali arrotondate e la coda corta e quadrata coincidono con le caratteristiche tipiche del genere Cacatua. Il bianco sulla parte superiore dell’ala e il rosa sul sottoala leggermente bordato di bianco rendono questa specie praticamente inconfondibile. In natura si ibrida talvolta con il Cacatua petto rosa, E.roseicapillus, e con il Cacatua sulfurea. Di quest’ultima ibridazione un soggetto è presente presso il signor Mondin da Brescello.

Secondo il Forshaw emette un bisillabico quee-err trillante e in falsetto, non molto diverso dal richiamo del piccolo Corella, ma meno roco. Emette anche un richiamo d’allarme molto aspro. I nidiacei lanciano un sibilo costante quando richiedono il cibo. Molte varianti dipendono dalle circostanze; secondo Rowley, emettono triplette del tipo cteek-ery-cree, segnale di contatto base, ripetuto ad intervalli di circa un minuto allorquando si trovano al riparo tra i rami, mentre mangiano. Tale richiamo aumenta di intensità e di cadenza in caso di allarme e, se proprio in pericolo, in volo, mentre si allontanano, presi dal panico, lo ripetono in continuazione senza alcun intervallo.

Si trova esclusivamente in Australia, dal Queensland centromeridionale verso l’entroterra del Great Dividing Range (non più a est della zona di Darling Downs) fino al New South Wales, a est fino al Warrumbungle National Park, a Parkes, Griffith e Moulamein e al Victoria nord orientale, Mildura e Wyperfeld National Park, dove è comune, a est intorno a Swan Hill ed è accidentale nella zona sudorientale fino a Geelong e in quella nordorientale fino a Wangaratta. Il suo areale comprende anche parte del South Australia, in particolare le regioni centromeridionali, compresi i monti Gawler e Flinders e le zone lungo il fiume Murray fino a Morgan e Renmatk, ma si estende anche a ovest lungo la costa, fino a raggiungere Eyre nel Western Australia. Completamente assente dal deserto Simpson, questa specie si trova dai monti Mac Donnel fino al Kimberley meridionale, si spinge all’interno del Northern Territory centrale, proseguendo verso nord fino a Hooker Creek e Mac Donald Downs. In Eastern Australia si trova nella zona compresa tra Geraldton, Perth e l’area immediatamente a nord-est di Bullfinch, ma anche nell’entroterra sui monti di Warburton, lungo il confine orientale del deserto di Gibson, lungo il confine settentrionale del Grande Deserto di Sabbia e nella regione compresa tra i fiumi Fortescue e De Grey, dove la sua presenza viene confermata da segnalazioni provenienti da Wiluna, Leonora e Kalgoorlie (Anthony Catt, 2016, Creta). Una popolazione, introdotta, vive a Sydney. È stato introdotto senza successo anche alle Fiji. L’areale si è contratto leggermente in South Australia, dove un tempo questa specie si riproduceva nei dintorni di Adelaide. In altre zone è stato rilevato un calo numerico nelle popolazioni a livello locale, in seguito alla deforestazione dell’habitat e alla cattura, ma complessivamente lo status di questa specie sembra stabile. Esclusa la presenza lungo tutto il nord dell’isola. Molti gli esemplari allevati e riprodotti in cattività, che variano in base alla colorazione del rosa,soprattutto perché i soggetti accoppiati non sempre provengono dal medesimo vasto areale.

Questa specie è in larga misura sedentaria ma, quando acqua e cibo scarseggiano, gli adulti nidificanti si uniscono talvolta agli stormi composti da immaturi e gli individui vaganti confluiscono verso stormi composti da esemplari di altre specie. Questo Cacatua si trova prevalentemente nell’entroterra arido australiano caratterizzato da precipitazioni nell’ordine di 250-400 mm e in una zona più interna rispetto al grande Cacatua a ciuffo giallo; pur prediligendo la boscaglia di Eucalipto, in particolare in prossimità di corsi d’acqua, si trova in una grande varietà di altri habitat, come mulga, mallee, boschi di cipressi e acacia, prateria e campi coltivati, dove si unisce ad esemplari di Cacatua petto rosa per nutrirsi dei cereali. Occasionalmente si trova anche su alberi di Casuarina e cipressi Callitris. Piuttosto guardingo, anche quando viene spaventato non si allontana molto, compiendo voli brevi e cercando riparo nel folto della vegetazione. Nel momento in cui si posa, solleva le penne della cresta. Lo si trova solitamente in coppia o in piccoli gruppi composti da non più di 50 individui, talora in stormi che ne contano alcune centinaia. Altre volte è in compagnia di esemplari di Cacatua petto rosa e Corella. Il Cacatua camicino si nutre sia a terra sia sugli alberi, prevalentemente di semi di piante erbacee e cereali e dimostra una spiccata predilezione per i semi di Cucumis myriocarpus. La sua dieta comprende anche i frutti dei fichi autoctoni Ficus, pigne, semi di Eucalipto, bulbi, semi di Citrullus lanatus, noccioli, radici e larve di insetti. Apprezzano anche mallee fruttifere di Eucaliptus camaldulensis, E.incassata, E.largiflorens, E. micro carpa, E. microtheca, la gomma di E. papuana, E. gracilis, anche Ulmus. Mentre mangiano o dopo aver ingerito il cibo, talvolta questi esemplari staccano e mordono piccoli pezzi di corteccia e ramoscelli, lasciando mucchietti di resti sul terreno. Il Cacatua di Leadbeater si abbevera tendenzialmente la mattina presto o nel tardo pomeriggio, ma nei periodi più caldi visita gli abbeveratoi con maggiore frequenza. Questa specie è territoriale ed aggressiva ed ogni coppia, ha bisogno di un territorio di circa 500 ettari. (Per territorio si intende l’areale, entità complessa, non omogena sottoposta a variazione climatiche, su cui può insistere una coppia, calcolato in funzione del terreno, della flora e di altri fattori che vengono stabiliti dagli studiosi del settore, pertanto deve essere ritenuto quella porzione di spazio geografico limitato, alle   descrizioni di elaborati cartografici. Per cui la storia evolutiva della specie determina la storia evolutiva dell’areale o del territorio su cui insiste la specie). Durante il rituale di corteggiamento, il maschio procede impettito verso la femmina, mettendo in mostra la cresta, muovendo a scatti e dondolando la testa e portando in alto le ali. Anche la femmina solleva la cresta e si inarca. Durante il corteggiamento questi esemplari emettono un lieve “chiacchiericcio”. Il corteggiamento con il cibo è raro; frequente invece l’attività di toelettatura reciproca. In quasi tutto l’areale la stagione della riproduzione va da agosto a dicembre, ma nella zona settentrionale può avere inizio a maggio. Questa specie nidifica in una cavità profonda posta da 3 a 20 m d’altezza all’interno di un eucalipto, solitamente in prossimità di corsi d’acqua. Il nido viene foderato con pezzi di corteccia presi dal foro di accesso, con frammenti di legno e piccole pietre. Il foro di ingresso praticato è di circa 50 cm. Il terreno intorno all’albero su cui si trova il nido spesso è coperto di resti dei materiali usati per realizzare quest’ultimo. Entrambi i partner collaborano alla preparazione del nido: la femmina depone da due a quattro uova; la cova dura circa 26 giorni. Rowley e Chapman hanno determinato la cova in 23-24 giorni. La deposizione avviene al mattino ad intervalli di due/tre giorni. La cova spetta alla femmina per la notte, mentre il maschio rileva la postazione al mattino e la tiene sino al primo pomeriggio. Nell’arco di otto settimane i piccoli mettono le penne e vengono covati da entrambi i genitori; spesso il maschio rimane nel nido durante il giorno, mentre la femmina trascorre la notte all’interno della cavità. I giovani che hanno messo le penne costituiscono con i genitori un gruppo familiare e gli adulti, in particolare il maschio, continuano a nutrire i piccoli per le successive otto settimane. I giovani raggiungono la maturità sessuale tra il terzo e il quarto anno di età.

La magnifica cresta che, chiusa, si estende oltre la nuca, è composta da sedici penne allungate, Il numero delle penne è una variabile , che per la specie nominale ha un massimo di 16 penne mentre, più avanti la descrizione particolareggiata del C.mollis- sottospecie è di 14.sottili e rivolte in avanti. Bordo anteriore della cresta di colore bianco, resto delle penne con ampia base rosso rosato, spesso con sottile fascia gialla centrale e punte bianche; poche penne più corte, più arrotondate e più bianche sopra l’occhio, che formano una sorte di base bianca quando la cresta è sollevata. Le penne della cresta sono rosso arancio alla base; fronte e redini sono rosso rosato. Nuca e parti superiori sono di colore bianco, spesso con rosa infiltrato visibile tra le penne dell’ala chiusa, quando è a riposo. Parte superiore dell’ala con remiganti dal vessillo interno rosa; sotto ala rosa acceso con sottile bordo bianco sui margini anteriore e posteriore dell’ala. Parti inferiori rosa salmone – che si estende appena ai lati del collo -, che sfuma nel bianco del ventre e della parte inferiore dei fianchi. Sopraccoda bianco con vessilli interni rosati; sottocoda rosa sui vessilli interni, tranne che sulle punte e sulle due penne centrali. Parti nude: becco bianco sporco, tendente al grigio; anello perioculare bianco sporco, quasi grigio; iride marrone; zampe grigie.

Nella femmina la fascia gialla che attraversa la cresta è più ampia e l’iride è rossa anziché marrone. Nei giovani l’iride è scura e nelle femmine si schiarisce con l’età.

Dimensioni:

Ala 27,3-28 cm; coda 14,1-16,5 cm; becco 2,9-3,2 cm; tarso 2,4-2,8 cm per C.leadebeateri

Ala 25,9-26,7 cm; coda 13,9 -14,9 cm; becco 2,3-2,4 cm; tarso 2,3 -2,4 cm per C.l.mollis

La misurazione dei soggetti presi in esame differisce sia per la specie nominale che per la sottospecie, ma bisogna considerare che la diversità varia per la zona di provenienza dei vari soggetti; sono stati esaminati soggetti presenti al Museo Nazionale Australiano e la varietà delle misure è stata verificata negli anni da Forshaw (1994) e da Rowley (1991), ponendo maggiore evidenza al becco, alla coda, al tarso e alle ali. La cresta, pur essendo l’elemento significativo rilevato, non viene riportata dallo scrivente, ritenendola una misura sempre variabile e non certa, ma è elemento distintivo per la variabilità; altro elemento è la striscia rossa frontale, molto marcata. Suffraga quanto detto sopra ! e purtroppo i dati disponibili sono rari di poco raffronto anche con pezze presso musei del luogo !!!

Quanto alla variazione geografica del cacatua, esistono due sottospecie censite; altre due sottospecie, mungi e superflua, non sono più riconosciute poiché sono considerati insufficienti i dati, sia per le differenze morfologiche che per l’isolamento geografico.

         C.l. leadbeateri (Vigors, 1831)         (Australia orientale e centrale)

         C.l. mollis  (Matthews, 1912) Mattew’s Pink Cockatoo (GB).        Centro Australia, sud ovest e sud est dell’occidente australiano (Schodde & Maon 1997), e sud Australia. Difficile definire i confini dell’areale rispetto a quello della nominale; sembra che l’esemplare tipo sia stato raccolto a Carnamah, Western Australia. Si distingue dalla nominale grazie alla cresta di una tonalità più scuro di rosso e alla minima quantità di giallo, giallo talvolta del tutto assente: quest’ultima notevole differenza è delle popolazioni che vivono nell’area di Kirneberley. La maggior parte di questi cacatua abita la regione sud-occidentale dell’Australia, anche se la portata della sua distribuzione non sempre è chiara e definita. La taglia è un altro elemento che contraddistingue il C.l.mollis dalla specie nominale, che è più grande (C.Hunt,1999).

La sottospecie mollis si può trovare in tre popolazioni separate: una a sud del territorio del Nord-est dell’Australia occidentale e a nord del sud-Australia, un’altra in Australia occidentale, a sud-ovest della linea tra la costa nord occidentale e la Baia Israelita ed un’altra ancora nel sud del continente meridionale e sud-est occidentale

Tali verifiche furono effettuate da R. Schodde nel 1994, che ha però mancato di specificare gli ambiti dei tre siti e di segnalare quattro popolazioni riproduttive isolate. Un altro ornitologo, Hall, notò una variazione sia nella dimensione che nel piumaggio entro una limitata serie di esemplari a campione.

La sottospecie mollis si distingue lievemente dalla nominale sia nelle misure (è più piccola) che nel piumaggio più intenso nel rosa e più esteso, che varia nella gamma della colorazione. Perciò la popolazione nel continente sud occidentale appare estremamente differenziata nella cresta, tutta rossa senza banda gialla, e nell’ intensità del rosa sulle guance, con qualche tenue tendenza all’arancio, poi accentuata dalla fascia rossa frontale. Sia il maschio che la femmina sono alquanto simili e la cresta non porta alcunché di giallo, ma si può avere in qualche soggetto una leggera soffusione in mezzo al rosso della cresta. Le quattordici penne rosse (Rowley & Chapman, 1991) della cresta presentano punte bianche e portano una lunghezza di 35-40 mm.

Da un esame eseguito presso il museo di Adelaide e di Vittoria, il maschio e la femmina hanno l’ala decisamente più corta rispetto alla nominale e il becco del mollis è molto più corto e la coda più lunga.

Questi risultati, a dir poco anomali, mostrano che la variazione geografica, anche se studiata, non può certo essere risolta o spiegata da pochi campioni che sono presenti nei musei o con sporadiche osservazioni. Occorre uno studio molecolare mirato. Per il momento la differenza è indicativa di una sostanziale differenza e di fatto il soggetto in mio possesso rispecchia in toto i dati di riferimento espressi dal Forshaw e da molti illustri ornitologi.

Indubbiamente la rarità di una presenza europea spingerebbe a fissarne la sottospecie, ma purtroppo non si conosce la reale presenza di soggetti che possano formare coppie riproduttrici, al fine di conservare un così prezioso volatile.

Referenze:

 Articolo e immagini G.Petrantoni

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Lori di Papua Charmosyna papou (Scopoli)

Lori di Papua Charmosyna papou (Scopoli)

Altri nomi: Papuan lory (GB), Papualori (D), Lori de cola larga (E), Perkici papua (Indonesia), Papoea lori (NL), Papualori (D), Lori papù (F).  

                                         cartina geografica distribuzione lori

Charmosina  dal greco kharmousunos , che vuol dire contento, gioioso. Papou, originario dell’isola di Papua, Nuova Guinea.

Nel 1734, venne chiamata dal farmacista  zoologo olandese Albertus Seba, Avis paradisiaca orientalis (Thes.i.t.60.figs.1,2) e successivamente dal botanico e naturalista tedesco Jacob Theodor Klein, Pica paradisi (Hist.Av.63), solo nel 1750 il Latham lo definì un Lori, Papuan lory (Syn.i.p215,with varr.A.B.C._

Ebbe molte attribuzioni dagli studiosi sistemisti dell’epoca, solo Bonaparte la classificò Charmosina papuensis , nel 1850 (Consp.Av,ip.3 ).

Questa è una specie molto proporzionata nei Lori che è da più tempo conosciuta, essendo stata descritta  in primis da Albertu Seba (1665-1736), farmacista e zoologo olandese. Tale pappagallo, per la sua siluette curiosa, spinse gli indigeni a cacciarla e, una volta preparata all’imbalsamazione, la usavano per adornarsi il capo. Trova riscontro tutto questo nel ‘Catalogo  degli uccelli delle isole tropicali & c. pag.32’, lavoro scritto da G.R.Gray sull’ habitat della New Ireland.

 Anche il Dr. Otto Finsch, etnografo , naturalista ed esploratore tedesco, nel suo libro sulla Nuova Guinea a pag.157, parla dell’isola  Waigiou (7), ove era possibile avvistare il Lori papuano e molte rare specie.

Oggi il concetto tassonomico accettato dalle autorità, sin dal 1996 è: Charmosyna papou.,numero  tassonomico seriale 554831.

Dopo molti anni di assenza nell’allevare Loridi, mi sono riuscito ad avvicinare ad una stupenda coppia di Lori papuani, grazie all’interessamento del Dr.Fabio Pelicella, vetrerinario e ottimo conoscitore ed allevatore di questa specie, il quale mi fatto da tramite con la Signora Gloria Di Fusco, la quale mi ha amorevolmente ceduto una coppia stupenda di Lori ed a cui mi sono  apprestato a porla in riproduzione. Coppia che comunque aveva già deposto per la prima volta in questa stagione, ma a causa delle temperature molto alte di quest’anno, non sono riuscite a portare a compimento la covata.

Spero che presso il mio aviario ed in questa stagione, settembre – novembre, in condizioni di temperatura ottimali e in voliera molto lunga, possano esservi dei risultati positivi.

La voliera in zona abbastanza riparata rivolta verso la vegetazione del boschetto dalle dimensioni di sei metri di lunghezza, due di altezza ed 1,30 di larghezza, è coperta per un terzo, in cui vi è posto il nido. Gli alberi di alto fusto fanno ombra, creando le condizioni di fresco per il periodo estivo e di una temperatura adeguata per l’inverno, in sintesi per cercare di riprodurre in condizioni simili ai luoghi di origine di alta montagna tropicale dei 2500 m di altitudine. Fresca , riparata con molta vegetazione, con raggi solari che penetrano verso una parte della voliera; pertanto i Lori papua sono considerati animali robusti e resistenti, abituati a vivere sugli altopiani della Nuova Guinea, che sono nuvolosi e freddi per la maggior parte del tempo.

Il nido dalle dimensioni di 15x 15 x 30 cm, posto in posizione protetta, isolata alla vista di altri soggetti presenti nelle immediate vicinanze,  anche “umani”ed è quasi camuffato da fogliame di eucaliptus gunni e passiflora.

E’ necessario  che il materiale sia di legno, perché a causa delle feci , si crea all’interno un elevato tasso di umidità, che potrebbe bagnare il piccolo e farlo  morire di freddo. Una escamotage potrebbe essere di porre sul fondo una fitta rete e poi mettere un alto strato di trucioli naturali , così da avere una evacuazione senza trattenuta di liquidi. In natura nidificano all’interno di piante epifitiche (2) che ne assorbono i liquidi, altrimenti è opportuno dotare il fondo di un cassetto estraibile, per potere controllare lo status della lettiera , senza disturbare i giovani.

I pulcini lasciano il nido  dopo circa sessanta giorni e l’agitazione dei genitori è facilmente visibile; li nutrono ancora per due tre settimane. Nella valutazione di R.Low i giovani fratelli dovrebbero essere separati all’età di cinque mesi, per evitare che formino uno stretto legame.

L’alimentazione svolge per questi pappagalli un ruolo importante, molti sono oggi i mangimi che il commercio offre, ma bisogna assolutamente offrire una pappetta a secco o in umido, con cambio giornaliero, senza che lo stesso venga variato nella composizione e per questo motivo proseguo con il pasto che la stessa signora Gloria, ha già sperimentato. In separata ciotola aggiungo vari frutti di pera, pesca, mela e acini d’uva, poi vegetali come cetrioli, zucchine, verdure; bacche di piracanta, rosa canina, sorbo selvatico, sambuco nigra, spinaci, foglie di dente di leone, fiori di ibisco; rami freschi con fluorescenze, se disponibili;. da escludere assolutamente l’Avocado, tossico per i psittacidi.

Ottimi i melograni che da un punto di vista dietetico hanno  un valore qualitativo eccellente. Apprezzato il polline ed il nettare naturale. Accettate le verdure come lattuga e spinaci. Infine bisogna fornire loro qualche proteina , quali vermi, formiche o larve come quelle del tenebrio(6), ma non nel momento di riproduzione e con parsimonia. Gradita l’uva sultanina , ma servita , dopo averla posta in acqua tiepida per farla rinvenire !

Bisogna comunque ricordarsi che tutti i lori hanno un metabolismo più veloce di altri pappagalli e che il cibo liquido viene assorbito molto velocemente ! Cibo che liquido và servito caldo tre volte al dì.

Usare un contenitore in acciaio inossidabile che viene lavato e sostituito ogni giorno.

Depongono, dall’età di due anni, generalmente due uova che schiudono dopo 28 giorni di incubazione. I pulcini vengono alimentati per 8 – 9 settimane giorni, prima che vadano all’involo. I giovani successivamente iniziano ad essere indipendenti dopo 2 o 3 settimane.

Detto questo mi preparo ad affrontare la stagione della riproduzione con attenzione.

Il colore del becco incide molto sullo stato di salute del pappagallo, se intenso arancione è segno di un ottima salute, se invece di tenue colore,con piume non compatte, potrebbe essere un segnale di mal nutrizione da attribuirsi a malattie epatiche. In compenso, se ben curato nella alimentazione, il fegato di questi lori ha grandi poteri di recupero e nel giro di tre mesi si possono notare gli effetti positivi.

Endemico della Nuova Guinea, 36-42cm, compresi i filamenti delle coda; 23-25 cm ,escluse le timoniere è uno degli esemplari più belli del mondo. Snello e di medie dimensioni, è caratterizzato da due fasi cromatiche e dalle remiganti e dalle timoniere esterne lunghe e filiformi, lunghe il doppio rispetto alle timoniere laterali e particolarmente evidenti in volo. Questa specie è inoltre caratterizzata dal dimorfismo sessuale in tre delle sue quattro sottospecie. Nella nominale, maschio e femmina sono identici e questa sottospecie, che si trova esclusivamente sui rilievi di (1) Vogelkop (Kepala Burung in lingua  originale), Irian Jaya (Indonesia), non presenta la fase melanistica (3). Si distingue dalle altre sottospecie grazie al giallo ai lati del petto e sui fianchi. Ha pileo nero, leggermente striato di blu, striscia nera sulla nuca, parti superiori verdi, testa e parti inferiori di colore rosso con ventre nero. Le due sottospecie che abitano la Nuova Guinea centrale sono simili, caratterizzate sia dal dimorfismo sessuale, sia dalla fase melanistica, in cui il rosso e il giallo della livrea sono sostituiti dal nero, i maschi della fase melanistica presentano tuttavia tracce di rosso sul dorso  e sulle sottocaudali. A differenza della nominale, non presentano le striature gialle sulle parti inferiori e le femmine hanno un’evidente macchia gialla sulla parte inferiore del dorso. La sottospecie che si trova nella penisola di Huon si distingue facilmente dalle altre grazie alla caratteristica fascia pettorale gialla. Anche il Lorichetto della Duchessa, allopatico (5), presenta una fascia pettorale gialla. Può essere difficile distinguere sul campo le tre specie appartenenti al genere Charmosyna presenti in Nuova Guinea, il Lorichetto delle fate , il Lorichetto di Giuseppina  e il Lori di Papua, soprattutto perché sono visibili solo per brevi istanti e, il più delle volte, in volo. Il Lori di Papua è evidentemente più grande del Lorichetto delle fate e si trova prevalentemente ad altitudini superiori (il Lorichetto delle fate solitamente fino a 1800m, il Lori di Papua principalmente da 1500m in su). Il Lorichetto delle fate non ha le lunghe e filiformi timoniere esterne tipiche del Lori di Papua né la grande macchia nera che caratterizza tutte le fasi cromatiche normali. Il Lori di Giuseppina, che si trova principalmente fino a 1200m, ma talvolta anche fino a 2000m, è più difficile da distinguere ma oltre a non avere le lunghe e filiformi timoniere esterne del Lori di Papua, ha la superficie superiore della coda di colore rosso anziché verde: esemplari con le timoniere spezzate o immaturi dal piumaggio meno vivace di Lori di Papua possono essere difficili da identificare al di fuori di Vogelkop, dove hanno le parti inferiori striate di giallo; tuttavia il profilo in volo rimane inconfondibile, con il collo lungo e ali sottilissime dalle remiganti primarie allungate. Le forme melanistiche del Lori di Papua sono estremamente caratteristiche e difficilmente rischiano di essere confuse con altre specie, sebbene ci siano esemplari appartenenti ad una fase intermedia. Le altre simpatriche (6), il Lorichetto guance viola , il Lorichetto alpino , il Lorichetto di Musschenbroek minore  e il Lorichetto di Goldie, difficilmente possono essere confusi con il Lori di Papua. Il volo di questa specie è diretto ma non veloce, caratterizzato da colpi d’ala rapidi che producono un frullio ben udibile. Secondo alcuni esperti la frequenza con cui ricorrono gli esemplari melanistici dipende dall’altitudine e dalla zona, ma non esistono studi sistematici in proposito.

Il richiamo in volo è un singolo e sonoro queeea, legato e più stridente rispetto ai richiami del Lorichetto guance viola e del Lorichetto alpino, entrambi simpatrici. Mentre mangia emette una nota nasale e placida di tonalità costante e volume crescente, descritta come un wnnaaah o nreeennn. Emette anche altri richiami, tra cui un lieve cheep…cheep e un taa-aan nasale e prolungato quando riposa,o quando si sposta tra le cime degli alberi e durante le attività di toelettatura.

Rilievi centrali della Nuova Guinea in Irian Jaya (Indonesia) e Papua Nuova Guinea, si trova dalla zona sud orientale di Vogelkop fino alla catena Adelbert, Penisola di Huon e rilievi sudorientali. Secondo le stime, la popolazione mondiale, stabile, è superore a 500.000 individui. Si ritiene che né la cattura a scopo commerciale né la caccia a questi esemplari, le cui penne sono molto ricercate per la decorazione di copricapo tribali, costituiscano attualmente una minaccia per lo status di questa specie.

La coppia melanica

Si trova a partire dai 1200m fino al limite della vegetazione arborea e ne è stata segnala la presenza fino a 3500m, ma è più comune al di sopra dei 2000m, raro al di sotto dei 1500m; è stato visto da Forshaw a 2800m d’altitudine in una foresta di Nothofagus-Podocarpus. Agile e dal comportamento attivo, si trova spesso in coppia o piccoli gruppi. Questi esemplari si spostano tra gli alberi, a scatti con movimenti non fluidi, spesso schioccando le timoniere esterne lunghe e affusolate; nonostante questo, non sono particolarmente vistosi tra gli alberi. Il Lori di Papua si nutre di nettare, polline, forse di fiori, boccioli, frutti e piccoli semi sugli alberi con le gemme o sulle piante epifite in fiore, rimanendo attaccato ai rami coperti di muschio. Talvolta ingerisce anche accidentalmente, larve di insetti. Si trova negli alberi e nelle piante Schefflera in fiore, spesso in compagnia di altre specie che si nutrono di boccioli, come il Lorichetto di Musschenbrioek minore. Spesso viene visto volare basso al di sopra degli alberi o attraversare le radure a media altezza. Non esistono descrizioni del comportamento in nidificazione in natura, ma H.D.Pratt nel 1987 (7), osservò un adulto muoversi con circospezione in prossimità di un folto gruppo di piante epifite, probabilmente alla ricerca di un sito adatto alla nidificazione. Inoltre, nel mese di agosto venne raccolta una coppia in livrea nuziale e esemplari giovani sono stati visti in natura nei mesi di ottobre e novembre. In cattività, quando depone due uova, la cova dura tre settimane e i piccoli rimangono nel nido per circa due mesi. Durante il rituale del corteggiamento, gli esemplari della sottospecie nominale drizzano le penne gialle dei calzoni, si allungano e si stirano, si piegano, fischiano e con il becco producono un rumore simile a uno schiocco. Ha  testa rossa con macchia nera sulla parte posteriore del vertice e macchia a forma di mezzaluna sulla nuca; macchia sul vertice con macchiette blu che scende verso il basso partendo dal margine posteriore. Parte inferiore della nuca e mantello rosso uniforme; centro del dorso verde smeraldo scuro; parte inferiore del dorso rosso acceso; groppone azzurro brillante. Parte superiore delle ali verde smeraldo scuro con remiganti dal vessillo interno nero; sottoala grigio antracite con copritrici rosse; verdi le copritrici marginali. Gola rossa, petto di tonalità più scura e leggermente meno vivace; parte inferiore del petto rosso più chiaro con macchia nera di dimensioni variabili al centro del petto che, talvolta, si estende fin sui calzoni; lati del petto e fianchi con due serie evidenti di striature gialle; basso ventre e sottocaudali di colore rosso. Sopraccoda verde che sfuma gradatamente nell’arancio delle timoniere, rachide delle penne centrali nero bruno; sottocoda giallo che sfuma nell’arancio delle timoniere. Parti nude: becco arancio; iride arancio; zampe arancio. Sessi simili nella nominale. Nell’immaturo il piumaggio è meno vivace rispetto all’adulto e le timoniere sono più corte. Variabile barra alare gialla sulla parte inferiore delle remiganti secondarie; groppone screziato di verde; punte delle remiganti primarie meno allungate rispetto all’adulto. Becco e zampe arancio tendente al marrone; iride giallo pallido.

dimensioni

                   Lunghezza  36-42 mm; Ala 130-145; coda 200-252; becco 15-17; tarso 16-18. C.papou

                   Lunghezza  45 cm;  Ala 134-151 mm. C.p.stellae.

                   Lunghezza  45 cm; Ala 135-156 mm. C.p.goliathina

                   Lunghezza  42 cm; Ala 120-142 mm. C.p.whanesi.

tre sottospecie, più la nominale:

C.p. papou, Scopoli, 1786. Frequenta i rilievi della penisola del Vogelkop.

C.p. stellae , A.B.Mayer, nel1886, nominò tale uccello  in onore della  Baronessa Stella Erggelet, patrona austriaca della scienza. Presente sui rilievi di Nuova Guinea sud orientale sino al fiume Angabunga e le montagne Herzog. In questa sottospecie, maschio e femmina sono differenti, ed è presente una fase melanistica. La fase normale della sottospecie stellae, rispetto alla nominale, porta una macchia nera sulla nuca molto più estesa -che raggiunge l’occhio-, con striatura anteriore piuttosto marcata di colore blu violaceo;  quest’unica evidente macchia nera sostituisce le due meno appariscenti zone nere che caratterizzano vertice e nuca della nominale. Anche le timoniere esterne lunghe e filiformi sono diverse, poiché la loro colorazione sfuma dal verde all’arancio rosso (anziché all’arancio) ed infine, sulle punte, al giallo. Inoltre, la C. stellae non ha l’evidente striatura gialla su petto e fianchi della C. papou e la sua macchia nera sul ventre si estende fin sui fianchi. La femmina mostra un’evidente macchia gialla sulla parte inferiore del dorso con punte verdi sulle penne più lunghe, e sopracoda rosso (il maschio ha groppone rosso con macchia blu). Più uniforme il rosso sul petto, non di una tonalità più scura sulla parte superiore. Nella fase melanistica il rosso è sostituito in larga misura dal nero . Si distingue dalla sottospecie goliathina grazie al diverso colore delle lunghe e filiformi timoniere esterne. Negli esemplari giovani le parti inferiori sono caratterizzate da sottili orli più scuri.

C.p. goliathina, Rothschild,e Hartert, 1911. Rilievi della Nuova Guinea occidentale, centrale e orientale, Montagna di Goliath. In questa sottospecie, maschio e femmina sono differenti, e sono presenti due fasi melanistiche. La fase cromatica normale è simile alla stellae da cui si distingue grazie alle punte gialle che caratterizzano le timoniere esterne lunghe e filiformi (anziché arancio rosso che sfuma in giallo). Le sopracaudali più lunghe sono blu malva, anziché rosse come nella stellae. Come quest’ultima, invece, la fase melanistica ha parti superiori verdi e parti inferiori, testa e mantello completamente blu scuro, quasi nero, interrotto solo dalle striature blu sulla nuca; il maschio ha dorso e sottocaudali di colore rosso (il blu sul groppone è presente in entrambi i sessi). Le ali sono verdi e le remiganti hanno vessillo interno nero. Il sottocoda è più giallo verde rispetto a quello della fase cromatica normale, e le timoniere esterne lunghe e filiformi sono verde spento che sfuma nel giallo verde delle punte.

C.p. wahnesi, Rothschildi, 1906, stà per C.Wahnes; questo Lori era stato catturato nel gennaio del 1906 da Carl Wahnes, naturalista e collezionista tedesco che ha lavorato sulle montagne della penisola di Huon nord-est della Nuova Guinea. Lord Rothschild nominò anche Parotia wahnesi,  l’uccello del paradiso da lui scoperto, in onore di Wahnes. Detto lori è distribuito sui rilievi della penisola Huon e montagne Adelbert, comprese tra i 1400 m i 3500 m, occasionalmente si porta a quote più basse intorno i 1200m. Piuttosto comune in molte località, dove vive in coppia o in piccoli gruppi, talvolta si unisce ad altre specie di Lori, ma solo in occasione per  consumare pasti e nettare florescenze, bacche e larve.  Simile alla goliathina, ma con una sottile striscia gialla che demarca il rosso sulla parte inferiore del patto. Presenta una slavatura verde sui fianchi e sulla parte superiore del ventre. Parte centrale del ventre e sottocaudali di colore rosso.

Note esplicative:

(1).Il Vogelkop Montane rain forest, Penisola capo dell’uccello, si sviluppa nella parte  nord-occidentale della Nuova Guinea e per la maggior parte  su Papua occidentale.
(2) Epifitiche,sono quelle specie di piante che vivono su alter piante e le usano come sostegno..
(3) Melanico,è un eccesso di pigmentazione nero o quasi nero della pelle , piume , o peli.
(4) Allopatrico,si dice di specie residenti in regioni diverse geograficamente separate.
(5) Tenebrio, tarma della farina insetto dell’odine dei coleotteri e della famiglia dei tenebrionidi.
(6) Simpatrico, allorquando due specie vivono nella medesima area e possono venire a contatto.
(7) Waigiou, chiamata anche Amberi o Waigeo, è la più grande delle quattro isole dell’arcipelago Raja Ampat,Indonesia.
(8) T.K..Pratt, Birds of Nuova guinea,1986,Princeton UniversityPress.

 

Testo Guglielmo Petrantoni

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